
22 Settembre
PERCORSO CASA–LAVORO IN BICICLETTA, EUROMOBILITY CHIEDE TUTELE AD INAIL.
Permane nel sistema di copertura degli incidenti sul lavoro, il problema del riconoscimento dell’infortunio in itinere per quei lavoratori che utilizzano la bicicletta nello spostamento casa-lavoro. Il tema è all’attenzione dell’opinione pubblica da molto tempo come dimostra il comunicato stampa diffuso ieri da Fiab. Anche Euromobility, attraverso il Presidente Arcangelo Merella, ha chiesto già nel mese di agosto ad Inail un incontro per poter discutere affinché non solo l’utente del bike sharing, ma chiunque utilizzi la bicicletta negli spostamenti casa – lavoro, sia equiparato all’utente del servizio di trasporto pubblico in caso di infortunio in itinere. Del resto molti vanno da tempo in questa direzione, la Comunità Europea finanzia progetti che hanno come obbiettivo proprio quello di favorire la migrazione dall’uso del mezzo privato alla bicicletta negli spostamenti casa-lavoro; inoltre molte città hanno sostenuto spese ingenti per favorire la mobilità ciclistica realizzando piste ciclabili e servizi per la propria comunità. Appare quindi paradossale che, mentre da un lato si incentiva l’uso della bicicletta per gli spostamenti sistematici, dall’altro non si riconosce l’eventuale infortunio che accade al lavoratore in itinere come infortunio per causa di lavoro. Purtroppo, per quanto riguarda il bike sharing, occorre rilevare anche che il servizio non è ancora stato totalmente equiparato ad un servizio di trasporto pubblico. Infatti l’Agenzia delle Entrate ha dichiarato, attraverso un parere del dicembre 2008, che il servizio di bike sharing non è una prestazione di trasporto di persone, poiché “la prestazione di trasporto non è riconducibile alla messa a disposizione del mezzo, ma presuppone un soggetto che trasferisce persone o cose da un luogo ad un altro mediante una propria organizzazione di mezzi e di attività personali e con l’assunzione del rischio del trasporto e della direzione tecnica dello stesso”. Riteniamo che siano maturi i tempi per una rilettura delle tutele e dei diritti dell’utente della bicicletta, anche alla luce della sempre maggiore diffusione di questo mezzo di trasporto pulito.

13 settembre
Intervista di Labitalia al Direttore Bertuccio sul mobility management.
PROFESSIONI: MOBILITY MANAGER, AL LAVORO IN PA E AZIENDE TRA AMBIENTE E MOBILITA': "L'obiettivo della nostra professione è quello di risolvere le questioni di mobilità urbana in modo sostenibile. Il ruolo del mobility manager, infatti, all'interno di un'azienda consiste nel verificare quali sono i problemi relativi agli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, e nel trovare delle alternative all'uso della macchina, e puntare quindi a ridurre l'utilizzo della vettura privata". Così Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility, l'associazione nazionale dei mobility manager spiega a LABITALIA le caratteristiche della professione. Professione che è nata, come spiega Bertuccio, "all'indomani del decreto del marzo 1998 sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane", e che oggi conta "781 mobility manager d'azienda e 66 di 'area' che sono invece nominati da pubbliche amministrazioni come Comuni e Province, e che in questo caso verificano se le aziende hanno nel proprio organico la figura del 'mobility manager', o comunque supportano le aziende nell'elaborazione del piano di spostamento casa-lavoro".
Ma chi sono e quali competenze devono avere i 'mobility manager'? "Il mobility manager - spiega Bertuccio - viene solitamente scelto all'interno dell'azienda, tra i componenti dell'ufficio personale o dell'ufficio logistica. Per svolgere questo ruolo si possono seguire dei corsi di formazione, noi ad esempio come organizzazione ne realizziamo tre all'anno, e abbiamo formato circa 200 mobility manager in questi ultimi anni. I corsi durano 3-4 giorni". E, continua Bertuccio, "per essere un buon mobility manager servono competenze in materia di comunicazione, marketing, capacità relazionali e di cambiamento culturale, e anche conoscenza di tecniche di logistica". Conoscenze di logistica che possono venire nella risoluzione di diversi problemi aziendali legati alla mobilità. "Quando vanno risolti dei problemi legati alla mobilità dei dipendenti di un'azienda - sottolinea Bertuccio - nel tragitto casa-lavoro, noi possiamo studiare diverse soluzioni che vanno dagli incentivi all'utilizzo di 'car pooling', che è la modalità che vede i dipendenti che abitano lontano mettersi d'accordo per utilizzare di volta in volta una sola auto per andare a lavoro; ma anche - aggiunge - incentivi all'abbonamento collettivo e a comprare biciclette". Purtroppo, come spiega Bertuccio, sono poche le aziende con una cultura d'impresa 'sostenibile'. "Nelle aziende con più di 300 dipendenti - sottolinea - la figura del mobility manager è obbligatoria, anche se non è prevista alcuna sanzione per le aziende che non l'hanno all'interno del proprio organico. Il vincolo diventa però effettivo se le aziende hanno la necessità di ottenere una certificazione a livello ambientale, perchè in questo caso si deve avere nell'organico la figura professionale del mobility manager per ottenerla. Sono comunque ancora poche le aziende che nominano un mobility manager rispondendo a dei comportamenti virtuosi compresi nella propria cultura d'impresa". E, a frenare la crescita dei mobility manager, che comunque, secondo Euromobility che cura l'osservatorio sulla professione, è salito del 3-4% negli ultimi anni "c'è poca attenzione delle istituzioni, solo ai tempi dei governi Prodi ci furono incentivi, oggi mancano progetti, sebbene quello della mobilità sia una dei problemi più sentiti dalla popolazione".

15 Giugno
ENEA confronta le emissioni di CO2 emesse con il treno, l’aereo e l’auto.
L’ ENEA ha realizzato uno studio per conto delle Ferrovie dello Stato, per quantificare le emissioni di CO2 su due tratte nazionali, la Napoli-Milano e Roma-Venezia, mettendo a confronto treno, aereo e automobile. Sulla base dei dati di traffico dei servizi ferroviari ed aerei del 2008, lo studio ha messo in evidenza il netto risparmio di emissioni di CO2 se si utilizza il treno rispetto alle altre modalità di trasporto. Per esempio sulla tratta Milano-Napoli al viaggiatore in treno sono imputabili solo 31 Kg di CO2 contro i 76 Kg e i 115 Kg imputabili rispettivamente ad Auto e Aereo.
In questa collaborazione ENEA ha anche verificato l'efficienza del software EcoPassenger, l'utility delle Ferrovie dello Stato FS che consente di calcolare e raffrontare online l'impatto ambientale del proprio viaggio in treno rispetto ad un'equivalente tratta percorsa in aereo o auto. In questo modo l'utente potrà procedere ad una scelta di mobilità più consapevole, che tenga conto, oltre alle variabili di tipo economico, anche delle ricadute sul sistema energetico ed ambientale.

11 Maggio
Euromobility porta alla Commissione Trasporti le strategie per le Green City.
Il Mobility Management è uno strumento già a disposizione per l’adozione dell’Action Plan sulla Mobilità Urbana.
Audizione presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati del Presidente di Euromobility Arcangelo Merella.
Roma 11 maggio - Presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, ha avuto luogo un'audizione del Presidente di Euromobility Arcangelo Merella e del Direttore Lorenzo Bertuccio sulle politiche da sviluppare per l’adozione del Piano di Azione sulla Mobilità Urbana.
Per Merella tra le azioni previste dall’Action Plan assume rilievo l’azione “1” relativa alla redazione di Piani di Mobilità Urbana Sostenibile. La corretta interpretazione di tale indicazione è fondamentale per cogliere appieno il significato innovativo di uno strumento di pianificazione già previsto dal nostro ordinamento (il PUM), ancorché disatteso da molti Comuni, e che dovrebbe rappresentare una modalità di pianificazione della mobilità di persone e merci nelle aree urbane che si dà carico di soddisfare la complessità della domanda di trasporto generata nelle aree urbane secondo principi di sostenibilità ambientale, contenimento dei consumi energetici, efficienza dei sistemi. All’interno del Piano di Mobilità Urbana Sostenibile possono trovare soddisfazione tutte le azioni indicate dal Piano d’Azione sulla Mobilità Urbana, per cui è fondamentale che tale adempimento diventi obbligatorio almeno per i Comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti e la sua adozione costituisca un vincolo per poter accedere a misure di sostegno che non dovranno mancare nelle politiche comunitarie, nazionali e regionali.
Merella ha inoltre messo in luce come in Italia uno strumento già a disposizione per l’adozione del Piano di Azione sulla Mobilità Urbana sia rappresentato dal DM 27 marzo 1998 sulla Mobilità Sostenibile che ha introdotto il Mobility Management, strumento che stenta a decollare a causa della mancanza di misure strutturali a sostegno di questa figura professionale. Per Merella “ è necessario innescare un percorso virtuoso che premi le aziende che introducono il mobility management quale requisito per godere di vantaggi sul piano finanziario e/o fiscale o per l’adozione di strumenti volontari, quali ad esempio le certificazioni ambientali o i bilanci di Responsabilità Sociale di Impresa”.
Ecco per punti le proposte di Euromobility sul mobility management:
1.Una maggiore diffusione e rispondenza del Mobility Management al panorama produttivo italiano potrebbe essere assecondata dall’abbassamento a 100 dipendenti della soglia prevista dal Decreto per la nomina del mobility manager e la redazione del Piano Spostamenti Casa – Lavoro (PSCL) e dalla reiterazione dell'obbligo anche per poli commerciali, zone artigianali e industriali.
2. Sul piano fiscale, quale intervento strutturale in grado di favorire la nomina e le iniziative dei mobility manager, è di certo la proposta di modifica dell’Art. 51 co. 2 lett. d D.P.R. 917/86 (TUIR) finalizzata a riconoscere tra le componenti che non concorrono a formare reddito del dipendente le somme erogate, i valori dei beni messi a disposizione e dei servizi forniti nell’ambito dell’attuazione del PSCL che potrebbe sciogliere il nodo sull’erogazione dei Buoni per la Mobilità.
3. Grandi potenzialità possono avere i meccanismi di credito di imposta da riconoscere alle aziende per le spese sostenute per l’attuazione dei PSCL come ad esempio rastrelliere per le biciclette e navette dedicate.
Lorenzo Bertuccio, Direttore Scientifico di Euromobility e responsabile Tecnico del Club delle Città per il Bike Sharing, ha affermato che “il mobility management rappresenta quell’insieme di misure soft che a basso costo possono determinare inversioni di tendenza nei comportamenti e negli atteggiamenti dei decision makers e dei cittadini attraverso l’affermazione di altre importanti innovazioni, come le flotte condivise di bike sharing e car sharing, e l’interoperabilità dei servizi alternativi tramite l’utilizzo di smart card”.
Effetti importanti, anche sul piano della sicurezza stradale, possono portare le tecniche di eco-guida che consentono il perseguimento dell’obiettivo della riduzione dei consumi e delle conseguenti emissioni in atmosfera e al contempo quello della riduzione dell’incidentalità. In questo caso sarebbe opportuno un intervento legislativo che obblighi alla frequenza di un corso di eco-guida per il conseguimento della patente e/o la concessione del recupero di punti.
Infine Merella ha aggiunto che “la grande sfida della riconversione sul piano energetico, è un’opportunità per uscire dalla crisi e muoversi con veicoli a impatto zero e flotte condivise ci consentirebbe come effetto non trascurabile di renderci meno sensibili alle intemperanze del prezzo del petrolio. E’ necessario incentivare una riconversione convinta all’elettrico attraverso l’uso di reti di ricarica alimentate con energia rinnovabile e la messa in esercizio di flotte collettive di veicoli elettrici”.
In occasione delle proposte presentate da Euromobility, Carlo Iacovini, fondatore di Euromobility e oggi Presidente del gruppo GreenValue Srl, ha dichiarato che, “Oggi non si può parlare più solo di politiche ambientali o dei trasporti. Il governo delle città passa dalla green economy che per un’Amministrazione significa costruire la “Green city”, un mosaico di strategie che partono dalle innovazioni nella mobilità, nella produzione di energia, nelle politiche urbanistiche e ambientali. Alla fine degli anni ‘90 abbiamo introdotto in Italia la mobilità sostenibile, oggi la sfida è quella di introdurre il green public management”.
Ufficio Stampa Euromobility
Tel. 06/97270882

23 Aprile
Bando "Bike sharing e fonti rinnovabili"
E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 88 del 16 aprile 2010) il Bando "Bike sharing e fonti rinnovabili" emanato dal Ministero dell'Abiente e rivolto ai Comuni ed Enti gestori dei parchi nazionali e regionali. Il Bando è finalizzato al cofinanziamento di investimenti per la realizzazione di progetti di bike sharing associati a sistemi di alimentazione mediante energie rinnovabili.
Consulta il bando !!!
Per informazioni: bandirinnovabili@minambiente.it

16 Aprile
Studio Audimob: spostarsi è diventato più faticoso, aumentano km e tempi, meno viaggi per lavoro e più per il tempo libero
Ansa 16 aprile - Rispetto a 10 anni fa, per assolvere agli impegni di lavoro e alle esigenze personali e familiari, gli italiani ogni giorno si spostano per più chilometri e impiegano più tempo: per la precisione nel 2009 gli italiani si sono spostati in media per 11,4 km, per un tempo pari a 21 minuti ma sia la lunghezza che la durata sono aumentati, rispetto al 2000, rispettivamente del +18,8% e del 10,5%, con un ovvio sovraccarico di fatica e di costi prodotti dallo spostamento. Al tempo stesso gli spostamenti per motivi di lavoro o di studio rappresentano solo il 35% della domanda di mobilità: in costante espansione e' il peso della mobilità dovuta al tempo libero e alle esigenze di gestione familiare. Tutto questo emerge dal 'Rapporto su stili e comportamenti di mobilità degli italiani' che e' stato presentato oggi in occasione dei dieci anni dell'Osservatorio 'Audimob' di Isfort. La ricerca e' basata su 15 mila interviste telefoniche su un campione che ha tra i 14 e gli 80 anni e mostra come gli anni 2008 e 2009, quelli in cui la crisi si e' fatta sentire maggiormente, hanno inciso sulle abitudini di mobilità degli italiani anche se già ai primi segnali di ripresa economica i consumi di mobilità sembrerebbero ripartire. Nonostante questo, tra il 2000 e il 2008 il numero delle auto in Italia e' cresciuto quasi ininterrottamente: solo nel 2004 si e' avuta una contrazione. ''L'automobile domina il mercato e rappresenta quasi i due terzi di tutti gli spostamenti - ha denunciato il presidente di Isfort Gaetano Arconti - e c'e' stato, negli ultimi 10 anni, un progressivo ulteriore consolidamento del monopolio delle quattro ruote a scapito degli spostamenti a piedi, in bici e del trasporto con i mezzi pubblici''. L'Osservatorio Audimob traccia anche il profilo dei maggiori consumatori di mobilità che sono essenzialmente uomini, delle classi d'età più giovani, possiedono un titolo di studio medio alto, oppure sono studenti o occupati. Al tempo stesso cresce, nei dieci anni (2000-2009) la mobilità tra anziani e pensionati mentre diminuisce tra alcune categorie 'forti' come i giovani (dal 91,2% del 2000 all'86% del 2009). Nel 2009 l'automobile e' stato dunque il mezzo di trasporto usato per quasi il 65% di tutti gli spostamenti ma nel decennio il coefficiente di riempimento delle vetture si e' abbassato. E si e' contratta la mobilità non motorizzata: in valori assoluti gli spostamenti medi giornalieri a piedi o in bicicletta sono passati dai 31,7 milioni del 2000 ai 26,3 milioni del 2009 con una riduzione pari al -17%. Perde posizioni anche il trasporto collettivo (autobus, tram e metro) seppure in misura piu' contenuta: gli spostamenti medi giornalieri passano da 12,1 del 2000 a 11,5 milioni del 2009 pari al-5%. Viceversa le quattro ruote rafforzano la propria supremazia da 75,6 mln di viaggi medi giornalieri nel 2000 a 82,2 milioni nel 2009 (+8,7%) Anche l'intermodalità ha visto crescere il proprio ruolo. Passando poi ad una ripartizione per aree geografiche, Audimob evidenzia come le regioni del nord ovest siano quelle più virtuose nella scelta delle soluzioni di trasporto sostenibili, al centro e al sud soprattutto l'auto polarizza la domanda di mobilità. Gran parte degli italiani poi (74,1%) condivide il sistema della patente a punti. Infine cresce il fenomeno del pendolarismo che conta un esercito di quasi 10,8 milioni di cittadini (erano 9.5 mln nel 2002). Per i pendolari gli spostamenti sono sempre più faticosi: la lunghezza media dei loro viaggi si attesta sopra i 25 km. Il mezzo più usato anche da loro e' l'auto; in crescita l'uso dei ciclomotori.

9 Marzo
Il Mobility Management tra i 100 green jobs
Secondo la “Guida ai green jobs. Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro” (Edizioni Ambiente), il Mobility Management è tra le cento eco-professioni su cui puntare e tra le cinque più interessanti come rapporto stipendio/posti di lavoro. I posti di lavoro stimati nei prossimi cinque anni sono circa 5.000.

3 Marzo
No Smog Day, Euromobility:
«Mobilità più sostenibile, ma anche dati più affidabili»
Arcangelo Merella, Presidente Euromobility
ROMA - “Intervenendo a proposito del No Smog Day, il Presidente dell’Automobile Club d’Italia Enrico Gelpi, un po’ in controtendenza rispetto alle responsabili prese di posizione di ACI nell’ultimo decennio, condanna senza appello le giornate di blocco del traffico ritenendole non solo inutili ma anche costose per la comunità.
Anche Euromobility ha espresso analoghe considerazioni sull’utilità del blocco, pur partendo da un punto di vista diverso e cioè che occorre pervenire ad un modello di mobilità basato su una nuova cultura che eviti per il futuro il ricorso a misure straordinarie come quelle che i Sindaci, in preda al panico, ripropongono a fronte del permanere di condizioni ambientali molto critiche.
Ma l’intervento del Presidente Gelpi richiama tuttavia l’attenzione su un aspetto estremamente rilevante che riguarda, o dovrebbe riguardare una volta per tutte, le specifiche responsabilità in capo alle sorgenti inquinanti, troppo frettolosamente attribuite in via principale al traffico.
Fermo restando l’obiettivo di una radicale modifica dei modelli di mobilità nelle aree urbane, che si rende comunque necessaria anche se il parco circolante fosse tutto a impatto zero, è ormai assodato che solo la caratterizzazione chimica degli inquinanti emessi in atmosfera consente di attribuire ad ogni singola fonte il valore reale del suo potere inquinante. Se lo si facesse in ogni città ci troveremmo di fronte a risultati sorprendenti così come è stato possibile verificare in contesti a forte densità di traffico. Citiamo per esempio una recente indagine da noi svolta nella città di Chamonix, per studiare l’impatto del traffico di attraversamento del Traforo del Monte Bianco, da cui emerge che fatta 100 la base delle PM10 e PM2,5 il contributo del traffico veicolare pesa, nelle peggiori condizioni meteo climatiche, per il 33% al massimo.
Nelle nostre città, e in particolare quelle della Pianura Padana, il contributo del traffico dovrebbe raggiungere percentuali verosimilmente più elevate. Ciò andrebbe tuttavia verificato con dati affidabili per attribuire ad ogni fonte il suo peso reale così da articolare in maniera più opportuna le misure di intervento”.