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Detrazioni su abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto la nuova lettera d-bis all’art. 51, comma 2, TUIR, che riguarda la “Determinazione del reddito di lavoro dipendente”. L’integrazione stabilisce che non concorrono a formare il reddito le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente. La detrazione spetta anche se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari a carico e il limite massimo di detrazione (250 euro) deve intendersi riferito cumulativamente alle spese sostenute dal contribuente per il proprio abbonamento e per quello dei familiari a carico.

L’esclusione dal reddito si rende applicabile solo nel caso in cui il datore di lavoro acquisisca e conservi la documentazione comprovante l’utilizzo delle somme da parte del dipendente, coerentemente con le finalità per le quali sono state corrisposte; è irrilevante invece la circostanza che le somme erogate coprano o meno l’intero costo dell’abbonamento. Per abbonamento ai mezzi di trasporto pubblico si deve intendere un titolo di trasporto che consenta al titolare autorizzato di poter effettuare un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specifico. Non possono quindi beneficiare dell’agevolazione i titoli di viaggio che hanno durata oraria, né le cosiddette carte di trasporto integrate.

Il beneficio può riguardare gli abbonamenti relativi a trasporti pubblici che si svolgono tanto all’interno di una regione, quanto mediante attraversamento di più regioni. La retribuzione deve essere imputata in base al momento di effettiva percezione della stessa, ovvero quando entra nella disponibilità del lavoratore, a prescindere che il servizio venga fruito in un momento successivo.