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Mobilità ciclistica, la legge Decaro promette di cambiare il mondo della mobilità sostenibile

Da essere considerata mezzo ludico e ricreativo, la bicicletta verrà trattata come un vero e proprio mezzo di trasporto, serio e di importanza strategica per la mobilità sostenibile.

La legge è entrata in vigore il 15 febbraio 2018, grazie all’impegno del suo primo firmatario Antonio Decaro, di cui la norma porta il nome. Un risultato importante che arriva dopo anni di dialogo tra le associazioni ciclistiche e le istituzioni. Una legge d’ispirazione nordeuropea quella che l’ex Deputato e ora sindaco di Bari è riuscito a far approvare, dopo un percorso iniziato nel 2014 e finalmente giunto a conclusione dopo quasi quattro anni.

Tra i principali obiettivi a lungo termine del dispositivo figurano la tutela del patrimonio naturale e ambientale e la riduzione degli effetti negativi della mobilità in relazione alla salute e al consumo di suolo, oltre al tema cardine del miglioramento dell’efficienza, della sicurezza e della sostenibilità della mobilità urbana.

Un norma quanto mai necessaria per colmare una grave lacuna e ridurre il forte ritardo che separa il Bel Paese dal resto d’Europa, nata con l’obiettivo esplicito di far crescere la mobilità ciclistica in ambito urbano oltre a favorire lo sviluppo del cicloturismo attraverso l’ampliamento delle ciclovie turistiche che consentiranno, tra le altre cose, di esplorare gli splendidi scenari offerti dai territori italiani. Un settore in crescita e che non ha risentito della crisi economica, muovendo ogni anno oltre 10 milioni di persone in Europa. La legge prevede l’istituzione di un sistema organico di interventi nel comparto della mobilità ciclistica allo scopo di promuovere, incentivare e sviluppare l’uso trasportistico della bicicletta sia per gli spostamenti quotidiani (casa-scuola, casa-lavoro, servizi), sia per le attività ricreative e per il cicloturismo, mediante la realizzazione di infrastrutture, di reti e di servizi. Sono inoltre previste azioni concrete finalizzate a migliorare la sicurezza dei ciclisti e a contrastare il furto delle biciclette.

Più nello specifico, il Ministero delle Infrastrutture dovrà approvare un Piano generale della mobilità ciclistica entro 6 mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del provvedimento, che costituirà parte integrante del Piano generale dei trasporti e della logistica. Il Piano potrà essere aggiornato annualmente, in maniera tale da poterlo rimodulare in presenza di eventuali ulteriori risorse a disposizione. Entro 12 mesi dall’approvazione del Piano generale della mobilità ciclistica, Regioni, Città Metropolitane e Comuni saranno chiamati a definire la Rete ciclabile nazionale “Bicitalia”, presentando progetti volti a promuovere lo sviluppo di piste ciclabili, il recupero a fini ciclabili di strade arginali e ferrovie dismesse, così come di acquedotti, ponti dismessi e altri tracciati inutilizzati. Bicitalia attraverserà tutti i capoluoghi di regione e raggiungerà i borghi e i centri storici della penisola attraverso percorsi green e interconnessioni con le reti ciclabili urbane e con zone a elevato interesse naturalistico, escursionistico, paesaggistico, storico, culturale e architettonico.

Una rete lunga almeno 20.000 km, integrata nel sistema EuroVelo – Rete ciclabile transeuropea, e interconnessa con le reti infrastrutturali, con le aree naturali protette e con altre reti di percorrenza turistica (cammini, sentieri, ferrovie turistiche, ippovie, ecc.) per consentire il pieno utilizzo dei ciclisti e in più generale degli utenti non motorizzati. È inoltre prevista l’approvazione da parte delle Regioni di Piani Regionali della Mobilità Ciclistica, da adottare in coerenza con il Piano generale dei trasporti e della logistica e il Piano generale della mobilità ciclistica, che verrà aggiornato ogni tre anni e dovrà contenere l’individuazione delle ciclovie esistenti e di progetto, delle aree di sosta e dei servizi per i ciclisti, gli itinerari rurali, il sistema di interscambio tra bicicletta e altri mezzi, anche stipulando accordi specifici con i gestori del trasporto pubblico regionale e locale per favorire l’accessibilità in bicicletta di parcheggi, stazioni ferroviarie, scali fluviali e lacustri, porti e aeroporti. I comuni, da parte loro, dovranno impegnarsi nella redazione di Piani Urbani di mobilità ciclistica, denominati Biciplan, e di Piani di settore dei Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, finalizzati al miglioramento dell’efficienza, della sicurezza  e della sostenibilità della mobilità urbana.

Un’attenzione particolare sarà posta su tutte quelle azioni finalizzate a migliorare l’intermodalità, ovvero l’integrazione della mobilità ciclistica con i servizi di trasporto pubblico urbano, regionale e nazionale. La rete comunale ciclabile dovrà essere integrata con la rete delle vie verdi ciclabili, le isole ambientali, le aree pedonali, le ztl, e il raccordo tra le reti e le zone a priorità ciclabile. I regolamenti edilizi comunali dovranno prevedere misure per la realizzazione di spazi comuni e attrezzati per il deposito di biciclette nelle strutture pubbliche come scuole, ospedali, biblioteche e negli edifici adibiti a residenza e ad attività terziarie o produttive. Il rispetto avverrà grazie all’inserimento di parametri per la dotazione di stalli per le biciclette destinati a uso pubblico e pertinenziale. Molta importanza viene infine data a tutte quelle azioni di comunicazione e formazione sul territorio atte a sviluppare una sensibilità comune nei cittadini verso l’uso quotidiano della bicicletta.