30 marzo 1999 - la Repubblica
Che ingorgo di auto Qui serve un esperto
Negli uffici arrivano "i signori antitraffico"
ROMA - La contrattazione sindacale si allarga:
il costo smog entra nel pacchetto del negoziato. Città per città,
azienda per azienda, si discuterà degli investimenti per ridurre
il tempo perso nel traffico (in media sette anni di vita) e per
abbassare il rischio salute (asma, allergie, bronchiti). Da domani
cominciano i corsi per formare una nuova figura professionale
destinata a cambiare il ritmo delle nostre giornate: il mobility
manager, il signore del tempo e dello spazio. Sarà lui a tentare
il miracolo: sciogliere i grumi di auto che, dopo aver distrutto
i concetto di ora di punta, si stanno progressivamente estendendo.
Con il decreto sulla mobilità firmato dal ministro dell'Ambiente
Edo Ronchi, per tutte le aziende con più di 300 dipendenti è scattato
l'obbligo di nominare un esperto di mobilità. Saranno loro a preparare
i piani per ridurre gli spostamenti in auto semivuote e a sottoporre
queste proposte ai coordinatori nominati dai Comuni.
Il tempo stringe perché entro il 31 maggio i sindaci dovranno
predisporre le misure necessarie a evitare i superamenti del benzene
e degli altri inquinanti super pericolosi legati al traffico.
Alcune città hanno cominciato a mettere a punto i filtri per regolare
l'accesso al centro e Bari ha progettato perfino una modifica
dei tempi della città: aprire le scuole elementari alle 8, le
medie alle 8 30, gli uffici alle 9, i negozi alle 10. Ma nel complesso
il ritardo organizzativo c'è.
"Il mobility manager ci aiuterà a raggiungere questo obiettivo",
assicura Gianni Silvestrini, il tecnico di Ronchi che ha costruito
il progetto. "L'Olanda ha dimostrato che la ricetta funziona:
nelle regioni del Sud è stato coinvolto un quinto dei dipendenti
delle aziende con più di 50 dipendenti ottenendo in due anni una
riduzione del 14 per cento dei chilometri percorsi in auto. E
oltretutto in questo modo si spende dalle 10 alle 15 volte meno
di quello che sarebbe necessario se si dovessero costruire nuove
infrastrutture".
In Italia, secondo le stime dell'Enea che organizza i corsi di
formazione, sono 3 mila le aziende e gli enti che dovrebbero nominare
un mobility manager, ma finora pochissimi lo hanno fatto. Eppure,
oltre all'esperienza olandese, in Europa non si fa fatica a trovare
casi in cui il governo dell'afflusso dei dipendenti ha migliorato
le relazioni interne oltre alla qualità dell'aria.
All'ecoistituto di Bolzano sottolineano in particolare tre successi.
Il primo è quello della Basf di Ludwigshafen, in Germania, uno
dei tre colossi chimici tedeschi. In dieci anni i dipendenti che
arrivano con la stessa auto sono passati da 50 a 13 mila; sono
state regalate 15 mila bici e istituito un servizio di bus all'interno
dello stabilimento in cui lavorano 46 mila persone.
Il secondo esempio è la fabbrica di cioccolata Suchard, in Austria
dove chi sceglie la due ruote ha tutto a disposizione: un prezzo
d'acquisto scontato, una doccia per cancellare il sudore, un armadietto
per il cambio, una mantella impermeabile per affrontare una pioggia
imprevista, un check-up meccanico una volta l'anno. Il terzo caso
è la Novartis di Basilea che ha limitato l'accesso al parcheggio
ai pochi che abitano in zone non servite dal mezzo pubblico portandosi
così la quota dei dipendenti in bici al 25 per cento.
"Ma è impossibile citare tutte le iniziative in questo senso",
aggiunge Hans Glauber, responsabile dell'ecoistituto di Bolzano.
"Prendiamo il job ticket, l'abbonamento aziendale alla rete dei
mezzi pubblici: è diventato un grande business. Le società ne
comprano grossi pacchetti e li distribuiscono a prezzi scontati
o addirittura gratuitamente ai dipendenti. Lo fanno la Novartis,
l'aeroporto e il comune di Francoforte, la Deutsch Bank. E per
gli studenti nelle università dell'Assia l'abbonamento è incluso
nell'iscrizione".
Antonio Cianciullo