10 marzo 2000 - Il Sole 24ore, Rapporto ecologia e ambiente
Con gli scooter elettrici o a iniezione in citta' le nubi
di fumo saranno un ricordo
E' una diatriba ricorrente: si può continuare
a lasciar circolare ciclomotori e motocicli in città? Indipendentemente
dalla risposta che ognuno può dare quando un motorino lo supera
sulla destra o gli taglia la strada, le chiavi di lettura sono
molteplici e il protocollo d'intesa firmato lo scorso novembre
tra l'Ancma (Associazione Nazionale Ciclo, Motociclo e Accessori),
i Ministeri dei Trasporti e dell'Ambiente e le Municipalità non
basta a indirizzare le interpretazioni in un'unica direzione.
Da un punto di vista ambientale non si può negare, in assoluto,
la dannosità dei gas di scarico emessi dagli attuali motori a
due tempi, però è una esagerazione additarli come principali responsabili
dell'inquinamento nei centri storici. Infatti, se valutiamo l'impatto
delle due ruote in termini di km percorsi e tempi di utilizzo,
i motocicli circolanti risultano più competitivi rispetto alle
automobili. L'ingombro contenuto delle due ruote (intendendo la
moto come risposta alla mobilità individuale) contribuisce al
miglioramento dei flussi di traffico, a maggior ragione se teniamo
conto che la media di occupazione di un auto in Europa è 1,2 persone
e che un progetto di ricerca comunitario, sostiene che il 30%
dei tragitti in città copre una distanza di 3km e il 50% meno
di 5Km. Con queste premesse gli spostamenti urbani in auto sono
anti-economici in termini di impatto ambientale e di fluidità
della circolazione. Quali sono le vie di uscita? E come sarà possibile
mantenere il vantaggio di mobilità che il motorino offre salvaguardando
gli aspetti ambientali? L'innovazione tecnologica sembra essere
una possibilità per risolvere il problema e creare un'opportunità
di rilancio per un mercato stazionario e dominato da incertezze
legislative. Ad esempio, l'iniezione applicata ai motori a due
tempi di piccola cilindrata abbatte i consumi di carburante e
i livelli di inquinanti emessi grazie all'utilizzo di una miscela
magra che non rilascia gas incombusti ma principalmente co2. Questo
permetterà di commercializzare ciclomotori conformi alle norme
Euro II, soluzione più efficace dell'introduzione del catalizzatore,
il quale garantisce un buon rendimento ma solo per un periodo
limitato. Se si considera poi che il costo di sostituzione del
catalizzatore è di circa 200/300 mila lire (quindi elevato in
proporzione al costo di un ciclomotore) e che quest'ultimo è applicabile
soltanto alla metà dei ciclomotori oggi in circolazione (quelli
prodotti dopo il 1995, circa 3 milioni e mezzo), i kit ecologici
sono una soluzione temporanea con dubbi risultati oggettivi nel
tempo. Una seconda strada è rappresentata dalla trazione elettrica
che risolve i problemi sia di inquinamento atmosferico che acustico.
I primi modelli sono già stati commercializzati da alcuni produttori
e nel protocollo d'intesa citato si conferma la volontà di promuovere
l'introduzione di veicoli ecologici nel mercato. In questo caso
i problemi tecnici sono ancora più complessi: il peso delle batterie
pregiudica le prestazioni del veicolo, anche se arrivano risultati
incoraggianti dalle sperimentazioni in atto, tanto che gli scooter
elettrici oggi prodotti riescono ad avere fino a 90 km di autonomia
con prestazioni accettabili per le esigenze di mobilità urbana.
In realtà i ciclomotori e motocicli, anche elettrici, possono
trovare nuovi spazi di mercato all'interno di quelli che vengono
indicati come "nuovi servizi di mobilità". L'introduzione in Italia
della disciplina del "mobility management" (Decreto 27 marzo 1998
sulle aree urbane) ha aperto la strada alla definizione di nuovi
mercati, attraverso la possibile creazione di servizi personalizzati
di noleggio e manutenzione, il cui target è rappresentato da aziende
e Amministrazioni Pubbliche. Questo permetterebbe di posizionare
un veicolo come "idoneo" alla mobilità sostenibile e quindi promuoverlo
indirettamente anche sul mercato. Purtroppo, nonostante la domanda
in tal senso sia in crescita, la risposta dei costruttori non
è adeguata, forse perché non sono ancora state percepite correttamente
le potenzialità del business, oppure perché le logiche di redditività
e vendite prevalgono rispetto a potenziali nicchie di mercato.
Carlo Iacovini
Consulente Methodos, responsabile Ecomobility