home
   

10 marzo 2000 - Il Sole 24ore, Rapporto ecologia e ambiente

Nei centri urbani viabilità rallentata dall'elevato numero di veicoli, strade inadeguate e mancanza di parcheggi
L'insostenibile lentezza delle quattro ruote

Città e automobile: un rapporto di stretta interdipendenza (difficile immaginare l'una senza le altre) ma anche di crescente conflittualità, nel segno di una diffidenza che potremmo definire reciproca. Se da una parte il "cittadino al volante" è sempre più insofferente nei confronti dell'esasperante lentezza degli spostamenti, dall'altra si attribuiscono all'automobile le maggiori responsabilità per. la progressiva invivibilità dei centri urbani stretti nella morsa del traffico caotico, soffocati dai gas di scarico, martellati dei clacson e dal rumore dei motori. Molto si potrebbe discutere sulla razionalità. di certi atteggiamenti, sulla ragionevolezza di chi vede nell'automobile l'unica imputata, facendole carico anche di colpe non sue, sull'utilità di provvedimenti magari folcloristici, certamente demagogici, indubbiamente privi di utilità pratica. Peraltro, è fuori di discussione che il disagio dei cittadini sia reale e meriti risposte concrete. E anche se molti fingono di ignorano, proprio l'industria dell'auto ha assunto un ruolo trainante, impegnando risorse tecnologiche e finanziarie imponenti per fornire risposte adeguate. Nella consapevolezza che l'accettabilità stessa dei prodotto-auto dipenderà in futuro dalla capacità di soddisfare la crescente coscienza ecologica, nonché dalla necessità di conformarsi a sempre più stringenti normative ambientali (basti pensare alla severa legislazione californiana o alle direttive Euro sulla riduzione delle emissioni). E se oggi le grandi città sotto l'aspetto dell'inquinamento atmosferico pur continuando a registrare picchi ancora troppo elevati costituiscono un panorama migliore rispetto a una decina d'anni fa, buona parte del merito va ascritto alle innovazioni tecnologiche realizzate dalle Case costruttrici e dall'industria della componentistica automotive. La marmitta catalitica ne è l'esempio più evidente: la sua generalizzata diffusione ha molto contribuito a migliorare la qualità dell'aria, anche se in Italia si potrebbe fare molto di più favorendo in qualche modo l'eliminazione delle vetture non catalitiche che ancora oggi rappresentano circa la metà del parco circolante. Con i suoi grandi meriti e qualche limite (come quello, mai abbastanza approfondito, della sua effettiva vita utile), il catalizzatore non è comunque la panacea di tutti i mali ecologici che affliggono le nostre città. La vera scommessa riguarda i sistemi di propulsione: è qui che si gioca la partita decisiva. Il traguardo delle "zero emissioni" appare lontano, ma non lontanissimo. Anzi, se ne possono già distinguere i contorni fondamentali, costituiti dalle celle a combustibile e dall'impiego dell'idrogeno come carburante davvero pulito. Solo questione di tempo, dunque? Niente affatto. Non ci si può limitare ad attendere che il sogno si avveri. Occorre comunque ridurre, e in fretta, la quantità e la pericolosità delle emissioni. E poiché in tempi brevi non sono ipotizzabili alternative realistiche ai motori a combustione interna, è su questi che si sta operando, anche per attenersi alle imposizioni Ue in materia (la direttiva Euro 3 è in vigore dal primo gennaio per i modelli di nuova omologazione, la più restrittiva Euro 4 scatterà l'1 gennaio. 2005). L'obiettivo è in sostanza quello di abbattere le emissioni riducendo i consumi con l'incremento dell'efficienza. Un'ottimizzazione dell'esistente ottenuta per esempio con l'iniezione diretta sia a gasolio (con risultati straordinari soprattutto in abbinamento alla tecnologia common rail) sia a benzina, anche se con esiti finora meno eclatanti. Questo non significa escludere soluzioni alternative, in grado di fungere da "ponte ecologico" per contribuire, almeno parzialmente, a traghettare la mobilità verso la sospirata "età dell'idrogeno". Perde terreno l'auto elettrica pura penalizzata da handicap che ne frenano le possibilità di larga diffusione (prezzo elevato, autonomia limitata, ingombro delle batterie, difficoltà di smaltirle), emergono le vetture ibride, che utilizzano un motore tradizionale sia nei percorsi extraurbani sia per ricaricare il propulsore elettrico da impiegare invece laddove le considerazioni ambientali in termini sia di emissioni sia di rumore prevalgono, sulle esigenze di velocità e di autonomia. E salgono le "quotazioni" del metano, carburante pulito e disponibile in abbondanza. Le soluzioni praticabili, quindi, sono diverse, e un loro ragionato mix potrebbe realmente contribuire a rendere più vivibile l'ambiente urbano. L'ostacolo principale alla loro concreta applicazione non è tanto tecnico, quanto strutturale. Reti. di rifornimento, parcheggi, sicurezza, riorganizzazione della viabilità: sono alcuni dei nodi che in Italia rischiano di soffocare sul nascere ogni reale alternativa ecologica. E dei quali non si può certo fare carico l'industria dell'auto.

Giampiero Bottino

Torna all'elenco della rassegna stampa