3 aprile 2000 - ItaliaOggi
Un responsabile che organizza gli spostamenti casa-lavoro senza
inquinare
Il mobility manager dirige il traffico in azienda e offre biciclette
e tram antistress
Un manager addetto al traffico in azienda e negli
enti pubblici e deciso ad abbattere i gas inquinanti. Ecco in
estrema sintesi qual è la missione del mobility manager, figura
professionale che ha debuttato ufficialmente con il decreto del
27 marzo 1998 emanato dal ministero dell'ambiente, di concerto
con i ministri dei lavori pubblici, della sanità e dei trasporti.
Il mobility manager ha il compito di organizzare gli spostamenti
casa lavoro dei lavoratori, il tutto con l'obiettivo principale
di ridurre il trasporto individuale. "Ogni organizzazione con
più di 300 dipendenti, sia che si tratti di enti pubblici sia
che si tratti di aziende, deve avere al proprio interno un mobility
manager", spiega a ItaliaOggi7, Francesco Pierri, mobility manager
della provincia di Milano, "il decreto Ronchi ha istituito una
figura professionale di questo tipo per diffondere una nuova cultura
della mobilità. Per fare questo lavoro è infatti indispensabile
avere una buona conoscenza dell'organizzazione del lavoro, della
pianificazione territoriale e del traffico e delle metodologie
per intraprendere indagini aziendali. Completano il quadro dei
requisiti del mobility manager buone doti di comunicativa, conoscenze
di marketing, sociologia per sensibilizzare dipendenti e opinione
pubblica, ma anche le aziende stesse, sull'importanza di una politica
dell'ambiente", prosegue Pierri, architetto urbanista, approdato
in provincia con un incarico sulla mobilità. "Io sono inquadrato
come un dirigente della provincia nell'assessorato mobilità, trasporti,
viabilità e opere stradali, ma all'interno dell'amministrazione
svolgo anche altri compiti oltre a quelli di mobility management.
Non si. può parlare di un vero e proprio mercato per il mobility
manager: molto spesso le aziende danno questo incarico a chi già
copre altre mansioni, oppure si affidano a consulenti, pagando
per il lavoro commissionato come il piano degli spostamenti casa
lavoro. In questo senso si può dire che si tratta di una professione
innovativa, che lascia molto spazio alla creatività, soprattutto
per quanto concerne le modalità di attuazione dei piani". Il mobility
manager può infatti adottare diverse misure previste dal provvedimento
come l'uso collettivo di auto (car pool) e di auto in multiproprietà
(car sharing). Il decreto per favorire l'utilizzo di queste misure,
ha previsto anche degli incentivi e un coordinamento tra mobility
manager provinciali, comunali e quelli in azienda, "Chi si occupa
della mobilità",; conclude Pierri, "deve essere a conoscenza della
realtà aziendale e della domanda di trasporto all'interno dell'azienda.
Bisogna interpretare bisogni, esigenze e abitudini e prospettare
soluzioni attendibili e praticabili. Car sharing, telelavoro,
trasporto pubblico sono solo alcune delle alternative possibili,
per far capire quanto sia importante una cultura della mobilità
bisogna argomentare le soluzioni ed evitare di tralasciare anche
il più piccolo dettaglio. Per il momento ho riscontrato tre tipi
di reazione nei dipendenti, si va dalla curiosità e dall'interesse,
all'incredulità, al disinteresse". Lorenzo Bertuccio, mobility
manager dell'Enea e coordinatore del corso di formazione per i
responsabili delle strutture di supporto cittadine cui è stato
affidato il ruolo di introdurre il mobility management, che l'Ente
per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente, ha organizzato
nel '99, spiega quanto sia prioritario creare un nuovo orientamento
culturale che privilegi nuove modalità di spostamento. È compito
del mobility manager mettere a punto un piano di spostamenti casa
lavoro con l'obiettivo prioritario di ridurre l'uso dei veicoli
e rimodellare l'orario di lavoro, magari utilizzando orari di
apertura diversa. Lo scopo è quello di ridurre i fenomeni di congestione
stradale. Durante il corso", prosegue Bertuccio, "al quale hanno
partecipato un centinaio di discenti, abbiamo preso in considerazione
anche le esperienze di Svizzera, Olanda, Belgio e Inghilterra,
dove la figura del mobility manager ha già messo radici. Un altro
capitolo fondamentale ha riguardato la domanda di mobilità (stratificazioni,
fattori e tendenze che influenzano i comportamenti). Certo, per
fare questo tipo di professione è di gran lunga più importante
possedere doti di comunicativa e conoscere le strategie di marketing
per far comprendere a fondo, anche all'azienda quanto possa guadagnare
in termine di produttività, attuando una politica della mobilità
mirata. Bisogna pensare che il mobility manager deve convincere
e creare consenso attorno alle sue proposte per ridurre l'uso
del veicolo. Non essendo prevista alcuna sanzione per chi non
si adegua ai piani di spostamento, la capacità di persuasione
e il clima di coinvolgimento creato dal mobility manager assume
ancora più rilevanza. Oltre à un orario di lavoro più flessibile",
continua il mobility manager Enea, "oppure a orari di apertura
differenziati, si possono utilizzare altri strumenti come la settimana
corta, il telelavoro, il trasporto pubblico, le biciclette aziendali,
il car pooling. Per attuare un piano di spostamento efficace il
mobility manager deve essere in grado di mediare le esigenze dell'azienda
e di integrare strategie di persuasione con strategie di concessione
e di restrizione, come, per esempio, il pagamento della sosta
degli autoveicoli". Per quanto concerne la formazione, Bertuccio
fa presente che è assolutamente indispensabile avere buone doti
di comunicativa. È inutile avere grandi competenze tecniche se
poi non si riesce a far comprendere il vero nocciolo del problema.
Il mobility manager aziendale deve poter trovare anche un valido
supporto nelle strutture comunali, soprattutto per lo studio e
l'analisi della viabilità. Per creare sensibilità attorno al problema
della mobilità e del traffico, bisogna poi appellarsi alla fantasia
e alla creatività. In questo sono maestri negli Stati Uniti dove
sono state create vere e proprie lotterie per premiare i dipendenti
che, per esempio, arrivano. in ufficio su due ruote oppure utilizzano
altri espedienti per non danneggiare per non inquinare l'ambiente".
Tra gli sbocchi occupazionali del mobility manager, conclude Bertuccio,
"ci sono soprattutto società di consulenza in grado di fornire
all'azienda piani di spostamento. In un comune di piccole dimensioni
un piano urbano del traffico può costare dai 50 ai 100 milioni.
La consulenza per più aziende e amministrazioni potrebbe rivelarsi
redditizia". Per Adelmo Lodi Rizzini, mobility manager dal comune
di Mantova un neolaureato o un diplomato che è in grado di sensibilizzare
i dipendenti sui problemi della mobilità, può rivendere queste
competenze come una risorsa in più per trovare un posto di lavoro.
Ma vediamo come funzionano nella realtà mobility manager d'azienda:
Emilio Tremolada, mobility manager alla STmicroelectronics di
Agrate Brianza (Milano), racconta così la sua esperienza. "Fino
a due anni fa mi occupavo di reclutamento selezione e gestione
della risorse umane, poi, nel '98 sono diventato mobility manager;
mi hanno scelto perché ho una profonda conoscenza del territorio
ed ero la persona, più indicata per informare e sensibilizzare
i 4 mila dipendenti dell'azienda sul problema della mobilità sostenibile.
Nel '99 ho frequentato il corso dell'Enea. Adesso il mio compito
è quello di presentare il piano di spostamento annuale e di mettere,
a fuoco, mediante questionari e colloqui le esigenze dei dipendenti.
Carlo Iacovini della società di consulenza Methodos di Milano,
che ha recentemente creato una divisione ecomobility per lo sviluppo
del mobility management dice: "noi ci occupiamo di assistere un
ente locale nell'implementare una politica di mobility management,
attualmente stiamo cercando di sviluppare un servizio di car sharing.
Per lavorare in questo settore serve un approccio tecnico e ingegneristico,
oltre a competenze sociologiche e di comunicazione. Sono soprattutto
le aziende che hanno bisogno di un supporto e di informazione
per comprendere appieno il problema mobilità".
Per combattere l'effetto serra
La figura del mobility manager è stata introdotta con il decreto
del 27 marzo 1998, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 agosto
1998, n. 179: nelle aziende e negli enti pubblici con singole
unità locali di più di 300 dipendenti (oppure complessivamente
800 nelle zone più a rischio di inquinamento atmosferico) è presente
un responsabile chiamato a organizzare gli spostamenti casa-lavoro
dei lavoratori. Questa è solo una delle misure antismog previste
dal decreto Ronchi che ha stabilito che il piano della; mobilità
deve essere trasmesso ai comuni interessati entro il 31dicembre
di ogni anno Nei successivi 60 giorni le Amministrazioni, che
devono organizzare una struttura di. supporto e di coordinamento
tra i responsabili della mobilità, hanno la facoltà di. stipulare
con l'azienda o l'ente pubblico, accordi di programma per l'attuazione
del piano. Il decreto prevede poi un rapporto annuale di aggiornamento
che indicherà le misure adottate e i risultati raggiunti. . Con
questo provvedimento hanno debuttato due figure professionali:
il mobility manager di area nominato dal comune e incaricato di
definire e coordinare gli interventi attuati nell'area di competenza
e il mobility manager aziendale. Gli obiettivi del primo sono
volti principalmente al miglioramento della mobilità urbana, alla
riduzione dell'utilizzo dell'auto personale e degli spostamenti
individuali. Tra le iniziative per la realizzazione di questi
obiettivi sono previsti strumenti come il car sharing (utilizzo
in multiproprietà di autovetture), taxi collettivo, utilizzo di
mezzi di trasporto non motorizzati e non inquinanti e la flessibilità
dell'orario di lavoro in modo da ridurre i picchi. di traffico
nelle ore di punta. Il miglioramento dell'accessibilità al luogo
di lavoro, incoraggiando l'utilizzo di mezzi ecologicamente corretti
e la gestione della domanda di mobilità dei dipendenti sono invece
alcuni degli obiettivi del mobility manager aziendale. Per arrivare
ad avere un quadro il più completo possibile di quelle che sono
le reali esigenze interne all'organizzazione il professionista
del traffico analizza le richieste interne servendosi di informazioni
e dati raccolti mediante interviste, focus group e questionari.
In un secondo momento viene preso in considerazione il contesto
esterno, vale a dire l'ubicazione dell'azienda, la viabilità,
il trasporto locale. Una volta raccolti i dati e le informazioni.,
il mobility manager passa all'elaborazione e alla fase operativa,
che porterà alla scelta dei progetti da sperimentare. A questo
punto vanno definiti piani di attuazione, di comunicazione e i
criteri ben precisi perla valutazione dei risultati.
Le strategie
Il coinvolgimento di tutti i soggetti interni all'azienda e alla
pubblica Amministrazione è fondamentale affinché il progetto di
mobility management sia efficace Per raggiungere questo coinvolgimento
e per sensibilizzare opinione pubblica e dipendenti il mobiljty
manager si può appellare a strategie di persuasione, di concessione
e di restrizione. Le prime identificano piani di informazione
e comunicazione finalizzati a mutare le abitudini ecologicamente
scorrette. Le strategie di concessione consistono in nuovi servizi
per i cittadini. Le strategie di restrizione sono rappresentate
da misure come il parcheggio a pagamento e la zona a traffico
limitato. Se le strategie hanno la loro efficacia e la comunicazione
e l'informazione sono un buon punto di partenza per il mobility
manager, altrettanto utili sono gli incentivi per i dipendenti.
Le iniziative previste nel piano degli spostamenti risultano più
efficaci se accompagnate da premi di tipo economico oppure da
abbonamenti per il trasporto pubblico o al contributo spese per
l'utilizzo collettivo dell'auto. Molti di questi sistemi sono
in attesa di sperimentazione anche perché la cultura del mobility
management in Italia non è ancora così diffusa come lo è invece
all'estero. Negli Stati Uniti il mobility management ha iniziato
a prendere piede negli anni 90 e ha subito trovato consenso anche
in E in Olanda, Belgio, Inghilterra e Svizzera. Negli Usa sono
ampiamente utilizzati i piani di spostamento casa-lavoro e l'utilizzo
delle di tutte le moderne tecnologie e delle nuove forme di trasporto
pubblico. Infine, come ricorda Emilio Tremolada, mobility manager
della STmicroelectronics, "i dipendenti che non utilizzano l'auto
traggono notevoli benefici in termini di stress. Passare ore e
ore seduto in macchina non può che peggiorare la produttività
una volta raggiunto il luogo di lavoro". La società ha cercato
di ovviare al problema ingorghi adottando un orario flessibile
che consente l'ingresso in azienda tra le 7,30 e le 9, lasciando
così agli impiegati la libertà di organizzarsi e di raggiungere
il luogo di lavoro in tempi diversi, svitando gli orari di punta.
E' ovvio, ribadisce Tremolada, "che un dipendente soddisfatto
e non stressato produce di più e sfrutta al meglio la giornata
lavorativa".
a cura di Isabella Naef