Maggio 2000 - Gli Speciali di Motociclismo
Mobilità(in)sostenibile
Il traffico, è ben noto, genera inquinamento
acustico, atmosferico, congestione, rallentamento e spesso paralisi
della circolazione. In Italia soffriamo inoltre di una situazione
particolare, causa l'orografia del Paese, che fa lievitare il
problema oltre la media europea: il contributo delle emissioni
inquinanti derivate dai trasporti è infatti pari al 27%, contro
una media europea del 24%. Le città italiane si sono sviluppate
attorno a nuclei antichi, progettati per sostenere spostamenti
che si svolgevano principalmente a piedi o su carrozze. La rivoluzione
industriale è arrivata da noi ben più tardi del resto dei Paesi
del Nord Europa, che hanno avuto a disposizione più tempo e quindi
più gradualità per rinnovare o ricostruire i propri nuclei cittadini.
Le nostre città, al contrario hanno dovuto affrontare il fenomeno
deIl'urbanizzazione ad un ritmo più elevato, subendo un processo
esponenziale, che si è scontrato con l'impossibilità di modificare
i nuclei storici, in quanto considerati patrimonio artistico mondiale.
Nel dopoguerra, prima del boom economico e industriale, godevamo
di una rete di trasporti modesta ma ancora sufficiente, ma al
progressivo sviluppo economico non corrispose, da parte della
Pubblica Amministrazione, un adeguato sviluppo viario. Ma non
è solo la crescita infrastrutturale la chiave di volta capace
di sostenere il sistema; aumentarne la capacità equivale anche
a creare le premesse per una crescita della domanda. Parliamo
della domanda di mobilità, che negli ultimi cinquant'anni si è
evoluta in tre principali direzioni: in un primo periodo, incremento
globale superiore al 100% (un vero boom!), a partire dalla seconda
metà degli Anni 80 c'è stata una differenziazione nella composizione
della mobilità, con un incremento di quella cosiddetta "erratica"
(cioè gli spostamenti occasionali, per svago, acquisti, ecc) nei
confronti di quella "sistematica" (quelli casa-lavoro e casa-studio).
Un terzo periodo, più recente, derivato dalla progressiva diffusione
sul territorio di nuove centralità e nuovi poli attrattori (centri
commerciali, decentramento dei poli industriali in periferia...)
ha favorito ancor più l'utilizzo del mezzo privato, più flessibile,
a scapito di quello pubblico, con le conseguenze che oggi ci troviamo
a patire. La mobilità di oggi si presenta densa, stratificata,
non segue logiche collettive ma è dominata da quelle individuali,
dove gli intervalli temporali tendono a scomparire, assumendo
sempre più l'aspetto di una tenebrosa palude avvolta dal caos
e dai fumi di scarico.
All'estero la situazione non è molto diversa
Fuori dai confini nazionali la situazione però non è poi così
rosea. A Tokyo i lavoratori dell'area metropolitana impiegano
in media 1,5 ore per raggiungere il posto di lavoro, nonostante
una rete stradale tra le più estese del mondo. Oltre 70 milioni
di giapponesi, su una popolazione di 125 circa, hanno una macchina
e il problema principale è quello di trovare un posto per parcheggiare.
La situazione è talmente grave che si è dovuti ricorrere a misure
governative: prima di poter acquistare una vettura una persona
deve dimostrare di avere un posto dove parcheggiarla quando torna
a casa. È necessario dunque distinguere tra il diritto alla mobilità
e la mobilità invece indotta da inefficienza. Se la prima deve
essere privilegiata, favorendo Io sviluppo e la diffusione di
veicoli a basso impatto ambientale e il trasporto collettivo,
quella indotta deve essere invece eliminata, insieme alle sue
cause. In questa direzione negli ultimi anni la tecnologia e in
particolare la rivoluzione informatica hanno aperto nuove strade,
fornendo diverse soluzioni. In Germania, ad esempio, ben 850.000
persone grazie alla telematica e al telelavoro non devono lasciare
la propria abitazione per svolgere le proprie mansioni nelle classiche
ore di punta. In Belgio la percentuale dei telelavoratori è del
4% sul totale degli occupati e in Svezia sale al 7%. Un progetto
della Commissione Europea prevede che nei prossimi anni il 20%
delle attività possa svolgersi a distanza. E con Internet, senza
lasciare la propria abitazione si possono anche fare acquisti.
Internet e il telelavoro in aiuto alla mobilità
Nel 1998 il 20% degli acquisti di Natale in Inghilterra è stato
fatto via Internet e in tutta Europa inglesi, francesi e tedeschi
hanno speso 165 milioni di dollari in acquisti online, sempre
ben poca cosa rispetto ai 2,3 miliardi di dollari degli Stati
Uniti! Il tutto senza l'ulteriore costo di benzina, parcheggi
o peggio, multe. Tornando ai problemi di casa nostra, almeno fino
ad oggi, l'intervento delle pubbliche amministrazioni è stato
inadeguato. E i ciò dobbiamo purtroppo aggiungere una anomalia
tutta italiana: il nostro Paese infatti detiene il primato mondiale
di automobili per abitante, con un rapporto ben superiore ad 1:2,
superando addirittura gli Stati Uniti. Con l'aggravante di una
densità di 184 abitanti per kmq rispetto a quella USA, che è di
23 ab/kmq. In seguito al Protocollo Internazionale sulle emissioni
inquinanti, elaborato durante la Conferenza di Kyoto, l'Unione
Europea si è impegnata nella riduzione delle stesse dell'8% (di
cui l'italia il 6,5%) entro l'anno 2010. Abbiamo visto come al
traffico sia attribuibile una buona fetta di questa responsabilità.
La risposta dovrà essere lo sviluppo di motori più efficienti
(con la progressiva messa al bando dei 2T anche sui ciclomotori),
marmitte catalitiche sempre più sofisticate e diffusione dei veicoli
elettrici e a trazione ibrida, In effetti tra gli organismi internazionali,
ma anche fra gli Stati, sembra essersi sviluppata una coscienza
collettiva sui problemi ambientali derivati dall'inquinamento.
Si è diffuso il concetto di "mobilità sostenibile", una mobilità
cioè in grado di garantire la qualità della vita secondo standard
specifici e oggettivi, che salvaguardino l'uomo, e l'ambiente
che Io circonda, da un processo di degrado che potrebbe essere
irreversibile. Di certo le esigenze di mobilità della popolazione
dovranno essere tutelate e rispettate, ma senza compromettere
la qualità e le capacità del nostro eco-sistema.
Il concetto italiano di mobilità sostenibile
In Italia, il concetto di mobilità sostenibile è stato recepito
da un decreto del Ministero dell'Ambiente del 27 marzo '98 in
cui si fissano i criteri per determinare i livelli di attenzione
e di allarme relativi alle concentrazioni di inquinanti e si delegano
le Regioni e i Comuni ad intervenire. Le azioni previste dal decreto
si muovono su due principali direttive: da una parte sull'offerta
della mobilità, di tipo restrittivo (introduzioni di limitazioni
alla circolazione, ecc.) dall'altra sulla domanda di mobilità
di tipa propulsivo (mobility management e finanziamento di sistemi
innovativi di moderazione e decongestionamento). Su entrambe le
strade la risposta dei Comuni non si è fatta attendere, e vari
progetti e soluzioni sono stati messi in campo ottenendo risultati
più o meno soddisfacenti, ma comunque mostrando finalmente un'attenzione
e una consapevolezza a problema traffico. Tra le città che si
distinguono per impegno troviamo Firenze, Torino, Roma, Palermo,
Napoli. Le normative concernenti la mobilità urbana sono contenute
nei cosiddetti P.U.T., i Piani Urbani del Traffico, obbligatori
in base al Codice della Strada, per tutti i Comuni con più di
30.000 abitanti, le cui finalità, fissate dal Ministero, consistono
nel "...miglioramento della mobilità urbana di persone e cose
ottenuto attraverso l'uso ottimale delle infrastrutture e dei
mezzi esistenti". La necessità di ottimizzare gli spostamenti
ha generato una approfondita serie di studi statistici. A Torino,
ad esempio, il Consorzio dei Trasporti ha condotto una dettagliata
indagine sulla mobilità negli ultimi 12 anni. Un periodo che ha
visto la popolazione passare da 1 .500.000 a 1.300.000 abitanti
circa, e gli spostamenti giornalieri da 2 a 3 milioni e mezzo,
con un incremento, in assoluto, del 76%. Quelli con mezzo privato
da 750.000 a 1 .500.000, incidendo del 747% sul totale. Alla luce
di questa situazione gli obbiettivi generali del capoluogo piemontese
mirano, in estrema sintesi a razionalizzare l'offerta di mobilità
con interventi strutturali, riguardanti il sistema viario e tranviario,
con lo scopo di fluidificare i principali assi di scorrimento
e disincentivare l'afflusso alle zone centrali (creando isole
pedonali, rivedendo i sensi di circolazione, proibendo il parcheggio
ai lati delle strade). Anche il controllo della sosta, degli accessi
alla ZTL (Zona a Traffico Limitato) e delle corsie riservate al
trasporto pubblico necessitano di una azione di maggior sorveglianza
da parte della vigilanza urbana. Altri obiettivi sono la sicurezza
della circolazione e la riduzione dell'inquinamento (anche acustico)
per migliorare la qualità degli spazi pubblici. Un sondaggio ha
fatto emergere che i provvedimenti che incontrano maggior consenso
sono quelli riguardanti la realizzazione di metropolitane e di
nuovi parcheggi. Mentre nei confronti della ZTL c'è una netta
separazione tra gli utenti del trasporto pubblico e coloro che
utilizzano mezzi privati. In effetti i veicoli dei residenti in
Torino al 31.12.1994 (ultimo dato disponibile) risultavano essere
circa 660,000 a fronte di 935.000 residenti, con un tasso di motorizzazione
di 0,71 auto/abitante, mentre i posti auto disponibili equivalenti
a circa 51 3.000, un saldo decisamente negativo. Tutti chiedono
nuovi parcheggi
Tutti chiedono nuovi parcheggi
Ancora a Torino, il programma urbano dei parcheggi prevede la
costruzione di 38 aree pluripiano, per un totale di circa 25.000
nuovi posti auto, alcuni dei quali già realizzati, oltre ad altri
dieci parcheggi di interscambio, posti a corona all'entrata dell'area
cittadina. La riorganizzazione della sosta, unitamente alle limitazioni
derivate dall'accesso alla Z.T.L. hanno permesso una consistente
riduzione dei flussi verso il centro storico. Per affrontare il
problema del traffico è stato poi avviato un sistema sperimentale
di controllo semaforico intelligente, il "Progetto Torino", per
la centralizzazione di 44 impianti. Il sistema operativo, pensate
un po', fin dal lontano 1984, gestisce il traffico per mezzo di
una struttura gerarchica, con priorità per i mezzi pubblici, il
cui controllo viene attuato in base alle condizioni effettivamente
rilevate negli incroci. Questa esperienza di tecnologie telematiche
applicate al traffico, già in atto in molte città straniere, è
solo il primo passo di una serie di iniziative italiane che vorremmo
vengano prese in considerazione da molte più amministrazioni comunali.
Su questa scia esistono già altri progetti, accolti favorevolmente
dalla CE, nell'ambito del programma di ricerca denominato DRIVE
2: uno di essi, conosciuto come QUARTET (Quadrilateral Advanced
Research Technologies Environment Traffic), vede in prima linea
proprio Torino insieme ad Atene, Stoccarda e Birmingham per la
realizzazione di un progetto davvero ambizioso (il ST), che si
propone di realizzare un sistema integrato in grado di gestire
totalmente il traffico sia pubblico che privato attraverso una
serie di sottosistemi (come pannelli a messaggio variabile, route
guidance, controllo parcheggi, controllo ambientale e dei veicoli
a massima priorità, ecc).
Il centro blu di Roma
Nonostante il caos delle strade della Capitale, si può riconoscere
all'amministrazione di Roma un certo impegno per razionalizzare
la viabilità. Qui è in atto un valido esempio di applicazione
dell'elettronica per la gestione del traffico: si tratta di IRIDE,
un sistema di varchi elettronici (oltre venti) che "sorveglia"
l'accesso alla Z.T.L. del centro. Il funzionamento è analogo a
quello del telepass autostradale: gli aventi diritto all'accesso
ricevono una piccola unità di bordo da montare nell'abitacolo
dell'auto e una smart-card . Mentre il veicolo attraversa il varco
viene emesso un segnale acustico di riconoscimento. Se il veicolo
non ne è dotato, il sistema fotografa la targa e i dati giungono
poi all'Ufficio contravvenzioni del Comune, con le conseguenze
ben note. All'interno del centro storico sono ammessi al transito
tutti i mezzi a due ruote e per la sosta sono disponibili circa
3.000 posti dedicati. L'obiettivo del Centro Blu (è questo il
nome scelto per il progetto che protegge il cuore di Roma) non
riguarda soltanto il traffico, ma coinvolge l'intera immagine
della capitale, che vuole essere restituita ai cittadini e ai
turisti. Roma è impostata secondo un modello "a quattro aree":
un area centrale, che coincide col Centro Blu, e tre corone circolari
concentriche. All'interno di ogni area la mobilità risulta organizzata
in maniera diversa. L'area centrale storica, densa di attività
terziarie e con una rete stradale antica e di bassa capacità,
è servita quasi esclusivamente dal trasporto pubblico e ha condotto
all'introduzione della zona a traffico limitato, attorno alla
quale sono state organizzate varie aree di sosta a pagamento.
Un po' più esterna vi è un area "anulare", di perimetro variabile,
che presenta ancora una elevata densità delle attività terziarie
ed un'alta densità abitativa. Anche qui viene favorito il trasporto
pubblico, ma con mezzi meno radicali, cioè non attraverso una
Z.T.L., ma con un sistema di tariffazione della sosta e corsie
preferenziali per i mezzi pubblici. La terza area è caratterizzata
da bassa densità delle attività lavorative e ancora da un'alta
densità abitativa. Qui il trasporto privato e quello pubblico
sono destinati a convivere, per cui la tariffazione delle zone
di sosta avviene solo in punti di particolare criticità, e ai
suoi limiti ci sono parcheggi di interscambio. L'ultima area è
costituita da ciò che rimane del centro abitato, dove il trasporto
pubblico non è più un'alternativa a quello privato e dove sono
privilegiati i percorsi tangenziali e la viabilità di adduzione
verso le zone più interne. Lo squilibrio tra la domanda di mobilità
e l'offerta (rete viaria e trasporto pubblico), fortemente sbilanciato
verso il primo fattore, è andato col tempo peggiorando. La strategia
relativa all'offerta deve essere quindi affiancata da una strategia
di riduzione della domanda, per esempio attraverso la rilocalizzazione
degli insediamenti produttivi e delle attività del terziario.
Nell'ambito della sperimentazione di iniziative, sempre a Roma
è stato avviato un progetto finanziato dalla Comunità Europea.
Si tratta del Car pooling, un sistema di trasporto con mezzo privato
organizzato dai lavoratori di Aziende situate nella medesima zona.
Sostanzialmente consiste nell'utilizzare una sola autovettura,
con più persone a bordo, per compiere un medesimo tragitto, alfine
di diminuire la circoazione dei veicoli all'interno di aree congestionate,
ottenendo vantaggi per la comunità in termini ambientali, ed economici
per gli utilizzatori del servizio. La zona prescelta per la sperimentazione
è quella del Campidoglio, un punto dove esistono scarse possibilità
di parcheggio e che quindi ben si presta a questo servizio.
Milano e il mobility manager
Il Car Pooling si presta particolarmente a gestire la mobilità
sistematica, e, nelle sue forme più avanzate (come negli Stati
Uniti) può essere applicato anche alla mobilità di tipo erratico.
Ma tutte le iniziative atte a diminuire il flusso di auto hanno
già trovato un quadro normativa. Infatti, in base al già citato
decreto ministeriale del marzo '98, tutte le imprese e gli Enti
pubblici con più di 300 dipendenti devono adottare il piano degli
spostamenti casa-lavoro del proprio personale, a tal fine individuando
un responsabile della mobilità aziendale: il Mobility Manager.
L'architetto Francesco Pierri ricopre questa figura presso la
Provincia di Milano, altra area sotto pressione. Pierri e Dario
Vermi, quest'ultimo vicepresidente della Provincia, hanno recentemente
illustrato una strategia per un trasporto compatibile con le esigenze
di mobilità individuali, con lo sviluppo economico e con l'impatto
ambientale. Strategia già applicata col Car Sharing in Svizzera,
Germania, Nord Europa e in Inghilterra (a Nottingham, ha ridotto
deI 20% I'utilizzo dell'auto privata per gli spostamenti casa-lavoro).
Da non confondere col "Pooling", il Car Sharing è una forma atipica
di noleggio a breve termine, che potrebbe diventare una alternativa
flessibile e vantaggiosa al possesso di una seconda vettura, o
di un'auto soggetta a percorrenza limitata (secondo gli esperti
si parla di circa 12.000/1 5.000 km). Gli utenti pagano un corrispettivo
in proporzione alla percorrenza e al tempo di utilizzo del mezzo.
Le auto vengono prenotate presso una centrale operativa. Ma a
questa nuova formula è dedicato un ampio servizio proprio nelle
pagine successive (vi consigliamo di leggerlo). In Italia i primi
ad applicarla sono stati Venezia e Palermo ed ora si aggiunge
anche un'area della Brianza, grazie all'iniziativa di alcune Municipalità.
Molta carne al fuoco dunque, molte iniziative già avviate, altre
allo studio, per cercare di trovare una soluzione ai problemi
del traffico e per migliorare la qualità della vita, I settori
individuati per una politica sostenibile sono da una parte gli
investimenti sulle infrastrutture, dall'altra il soddisfacimento
della domanda di mobilità. La prima strada richiede sicuramente
risorse economiche elevate, mentre la seconda, con un miglior
rapporto costi/benefici, una elevata competenza e studi approfonditi,
realizzabili attraverso investimenti in risorse umane. Non esiste
una risposta univoca ad un problema di così ampia portata, ma
la sfida è troppo importante per essere ulteriormente differita
nel tempo. Ma vediamo ora cosa si sta facendo per ridurre l'inquinamento
prodotto dai gas di scarico.
E sul fronte delle immissioni nocive?
La politica dell'incentivazione alla rottamazione, pur dando alcuni
frutti sia nel campo delle due che delle quattro ruote, non sembra
essere sufficiente, e le future normative europee prevedono per
gli anni a venire restrizioni sempre maggiori (vedi le normativa
Euro3 e successivamente Euro 4). Un capitolo a parte meriterebbero
tutte quelle iniziative rivolte alla diffusione dei veicoli elettrici
o ZEV (Zero Emission Vehicles). Senza pensare ai risultati già
raggiunti in particolari Paesi del mondo, anche in casa nostra
qualcosa si sta muovendo. Il Decreto sulla Mobilità del '98 stabilisce
che entro il 2003 le Amministrazioni Pubbliche dovranno prevedere
a inserire quote di veicoli elettrici all'interno del loro parco,
fino al raggiungimento del 50%. Per finanziare progetti pilota
sono stati stanziati molti fondi: nove miliardi per l'acquisto
di veicoli elettrici a due ruote, altri cinque miliardi per veicoli
aziendali e della P.A. Da poco a Milano è partito un progetto
di sperimentazione che prevede l'utilizzo, di cento veicoli elettrici,
in affitto ad operatori pubblici e privati. Un secondo Decreto
di attuazione ha destinato ultimamente altri 78 miliardi come
contributo, al quale possono accedere anche i privati, per l'acquisto
o il Ieasing di mezzi elettrici o ibridi (l'entità del contributo
è pari aI 65% del prezzo per i primi e compreso tra il 35% e il
60% per i secondi). A questo riguardo alcuni comuni si sono già
mossi. A Firenze sono state installate dieci colonnine per la
ricarica delle batterie, una delle quali in Piazza della Signoria,
e tra pochi giorni ne verranno sistemate altre venti. Il progetto
è in collaborazione con l'Enel, che ha offerto gratuitamente gli
stalli, mentre il Comune fornisce a tutti gli utenti una chiave
per la loro apertura e l'utilizzo dell'energia, per ora gratuita.
Il progetto è partito in sordina nel 1997, in collaborazione con
alcune Aziende costruttrici di ciclomotori. All'inizio i firmatari
erano quattro, oggi sono quindici. Gli incentivi all'acquisto
sono di 800.000 lire da parte dell'Amministrazione e di altre
500.000 lire (come minimo) da parte del Costruttore. Iniziative
analoghe sono ormai partite anche in altre città, fra cui Roma
e Napoli, dove è possibile entrare in possesso di un veicolo a
trazione elettrica utilizzando gli incentivi governativi.
Soltanto i vel nei centri storici
Gli incentivi economici offerti rappresentano soltanto una delle
motivazioni che possono spingere un utente a sostituire il proprio
mezzo con un altro alternativo. Il vero plus dei VEL è infatti
un altro. Quello di poter entrare liberamente in tutti i centri
storici, quando questi ultimi saranno proibiti ad ogni mezzo dotato
di motore endotermico. Nell'attesa, è comunque necessario sviluppare
una nuova coscienza ambientale, magari partendo dalle scuole,
per rivoluzionare l'approccio alla mobilità, ridare dignità al
concetto e raggiungere gli standard fissati a livello mondiale.
Passo essenziale per migliorare la qualità della vita del cittadino.
Alessandro Olivetti e Carlo La Giglia