6 giugno 2000 - e-gazette
Italia in ritardo sui mobility managers
Milano, 6 giugno - Cresce, ma troppo lentamente,
l'esercito dei mobility manager in Italia. La figura, specializzata
nella gestione degli spostamenti dei dipendenti di aziende pubbliche
e private tra casa e posto di lavoro, è già abbastanza diffusa
in Inghilterra, Olanda e Germania. La maggioranza delle aziende
italiane, che peraltro è stato il ropimo paese europeo a legiferare
in materia - invece, ne è ancora priva, nonostante siano passati
già due anni dal decreto che ne prevede l'istituzione nelle aziende
con più di 300 dipendenti. Sono infatti 250 i gestori della mobilità
nominati, cui vanno aggiunti gli oltre 50 manager di area, le
figure di coordinamento territoriale nominate dai Comuni. I dati
sono forniti da Euromobility, associazione italiana dei manager
della mobilità, indicano che c'è ancora tanta strada da fare.
Lo ha spiegato il responsabile di Euromobility, Carlo Iacovini.
Basti pensare, ha rilevato, "che un'analisi dei dati Istat indica
la presenza nel nostro Paese di 2.300 aziende private ed oltre
1.300 pubbliche che, in base ai requisiti dettati dal decreto,
hanno l'obbligo di nominare un mobility manager". Tra i 250 manager
della mobilità già nominati la parte del leone tocca fa Roma,
dove si trovano oltre la metà di quelli in carica, ed altri 30
sono in arrivo. Gli altri operano in aziende di altre grandi città
(Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo) e
in alcune realtà di minori dimensioni (Modena e Mantova). Euromobility,
ha sottolineato Iacovini, "ha l'obiettivo di promuovere la diffusione
di questa figura, che latita soprattutto al Sud e viene talvolta
guardata con diffidenza nelle aziende private, che ne vedono soprattutto
gli aspetti dei costi e non dei benefici. Tra breve comunque -
ha concluso l'esperto di "mobilità assistita"- "un decreto del
ministero dell'Ambiente dovrebbe stanziare ulteriori fondi per
incentivare le aziende a realizzare i piani di mobilità".