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23 giugno 2000 - il Mondo

Nuovi mestieri: il mobility manager
Quelli che vi evitano l'ingorgo

Non c'è vacanza intelligente che tenga: persino per andare al bar o dal giornalaio è il motore il miglior amico dell'uomo. Figuriamoci per raggiungere il posto di lavoro: l'auto sembra essere insostituibile. Eppure c'è chi trama per cambiare abitudini così radicate. Se non altro per una questione di costi-benefici. Dice Carlo Rubbia, premio Nobel e presidente dell'Enea: "Ogni litro di benzina che si brucia in una grande città industrializzata produce 1 .400 lire di danni sanitari". Usare l'auto non conviene più. Così ci si organizza. anche in azienda. E c'è chi per mestiere si occupa proprio di questo. Nome in codice: mobility manager. E nato negli Stati Uniti, poi dimenticato e risorto in Europa con l'aumento dell'effetto serra. La sua specializzazione è in via di formazione e per il momento è una riconversione da funzioni di direzione del personale o delle relazioni industriali. Ma stanno già nascendo percorsi di formazione specifici. Nelle aziende ha il compito di ottimizzare lo spostamento casa-lavoro dei dipendenti. di disincentivare l'uso dell'auto personale a favore di quella collettiva, degli autobus e dei mezzi a basso impatto ambientale. In Italia si è materializzato da poco: l'ha istituito nel marzo del 1998. con un decreto, l'allora ministro dell'Ambiente Edo Ronchi. Secondo il decreto questa figura professionale deve essere presente nelle imprese e negli enti pubblici con più di 300 dipendenti dislocati in ComUni popolosi. Piersandro Trevisan. 37 anni, ingegnere dei trasporti, da tre anni lavora nella holding della Fiat nel settore Politiche dei trasporti. E il coordinatore dei mobility manager del gruppo. In Fiat sono stati nominati sei mobility manager, uno per azienda. "Siamo però ancora nella fase sperimentale dove sono coinvolte tre società: Fiat Gesco, l'amministrazione del gruppo con 1.200 dipendenti, Fiat Avio dove lavorano 2.200 persone e Toro assicurazioni (circa 600 impiegati)". dice Trevisan al Mondo. I responsabili della mobilità sono rispettivamente: Pier Andrea Matteucci, Giorgio Garbolino e Milena Molino. "Una volta superata questa prima fase potremo passare alle altre società del gruppo". L'attività dei mobility manager in Fiat è partita a gennaio con una prima fase di comunicazione. Poi è stata fatta un'indagine per conoscere le abitudini dei movimenti casa-lavoro, e l'elaborazione dei dati è in corso. A gennaio del prossimo anno è previsto l'avvio del progetto di mobilità aziendale, Tra i provvedimenti ci potranno essere modifiche nei percorsi dei mezzi pubblici e della navetta per il Lingotto, o la costruzione di parcheggi decentrati collegati con bus navetta. Buona parte delle iniziative, in questa fase di avvio, è ancora in mano agli enti pubblici, ai quali spetta comunque un compito di coordinamento attraverso i mobility manager di area. E con i quali bisogna definire la suddivisione dei costi, ai quali secondo Dario Vermi, vice presidente della Provincia di Milano, i privati devono partecipare. Nel Nord della Brianza sono state realizzate iniziative finanziate in questo modo che hanno dato buoni risultati. Come l'esperimento effettuato a Cesano Maderno di car sharing, cioè una sola auto per più passeggeri. La società di car sharing noleggia l'automobile esclusivamente ai soci. Per poter accedere al servizio si paga una quota d'iscrizione e poi il noleggio in base all'utilizzo della vettura. Il vantaggio è che l'assicurazione e la manutenzione dei veicoli è a carico dei gestori. "Il 70% dei nostri dipendenti si è dichiarato disponibile a cambiare le proprie abitudini di spostamento", dice Francesco Pierri, architetto e mobility manager di area della Provincia di Milano. ((Non vuoi dire che tutti devono spostarsi in bicicletta o con i mezzi pubblici. Vanno trovate soluzioni, almeno in un primo momento, che non stravolgano le abitudini dei singoli. Così si possono proporre servizi di taxi collettivi, abbonamenti ai mezzi pubblici agevolati e organizzare car pooling, cioè auto di gruppo". Privilegiare l'utilizzo del mezzo pubblico per lo spostamento casa-lavoro dei dipendenti è da tempo la strategia seguita dall'Enel. Anzi secondo Pierluigi Ferrari, responsabile dell'ufficio personale. organizzazione e servizi e mobility manager dell'Enel distribuzione in Lombardia, "l'azienda ha sempre cercato di razionalizzare l'installazione delle sue sedi in base alla copertura del servizio di trasporto pubblico. In questo modo è possibile portare avanti la flessibilità dell'orario di lavoro, che attualmente è di un'ora e mezzo. Ora aspettiamo la fine della ristrutturazione dell'azienda per procedere al completamento dei questionari da sottoporre ai dipendenti per poi preparare un piano completo della mobilità". Per Ferrari, 44 anni, laurea in legge, corsi di dirigente aziendale alla Bocconi e allo Iulm, all'Enel da 18 anni. (non bisogna però sottovalutare la questione dei costi. Da noi lavorano circa 77 mila persone. di cui 47 mila all'Enel distribuzione. Un piano della mobilità non può prescindere da un progetto complessivo fatto in concerto con gli enti locali e con i ministeri dell'Ambiente e dei Trasporti". Insomma: non ci si può aspettare che le aziende paghino di tasca loro un progetto tanto ambizioso. E infatti cominciano a intravedersi i primi stanziamenti. "Per la prima fase dell'operazione sono stati finanziati alcuni progetti pilota", dice Gianni Silvestrini. ingegnere della commissione tecnico-scientifica del ministero dell'Ambiente. "A Roma sono stati spesi 13 miliardi, contro uno stanziamento di 41 miliardi, e 7 miliardi nel resto d'Italia. E nella prossima finanziaria è necessario. per la buona riuscita dell'operazione, che i finanziamenti non siano simbolici". Le Ferrovie dello Stato, il cui mobility manager è Giovanni Giacomelli, saranno coinvolte con abbonamenti e sconti su richiesta delle aziende in favore dei propri dipendenti. Claudio Massa, mobility manager dell'area di Roma, attivato presso l'Agenzia per la mobilità del comune (Sta Spa). assicura che "tra qualche settimana verranno pubblicate le delibere della giunta per l'elargizione dei contributi per quelle aziende che hanno presentato progetti validi". Tra i progetti pilota meglio riusciti. c'è quello che ha coinvolto il Policlinico Umberto I di Roma. "Siamo partiti da una situazione disastrosa", dice Manuela Astrologo, 41 anni, laureata in economia e commercio con alle spalle una specializzazione in scienze della comunicazione. "Il Policlinico ha 6.500 dipendenti, tra personale medico, infermieristico e amministrativo, con molti turni di lavoro. Ci sono poi i contrattisti, gli specializzandi, i pazienti e i visitatori. Nel settembre del 1998 è stato avviato il lavoro di revisione della mobilità interna. Per prima cosa abbiamo deciso di chiudere i cancelli alle auto. Tutt'intorno sono stati predisposti parcheggi a pagamento. Contemporaneamente abbiamo attivato una campagna informativa per l'utilizzo del mezzo pubblico e del car pooling. Alla fine l'ingresso al Policlinico è stato consentito agli equipaggi formati da almeno tre persone. che a tutt'oggi sono 165, a chi ha figli da accompagnare al nido o alla materna che abbiamo dentro l'ospedale e alle persone temporaneamente invalide. E fra breve faremo decollare altre iniziative come il servizio di trasporto privato e i taxi collettivi a 5 mila lire ". Un altro esempio di città nella città è quello portato da Giorgio Tonolini, 57 anni, laureato in scienze sociali, dirigente d'azienda da 20, mobility manager dell'Eni all'Eur. "Diversamente dalla sede di San Donato Milanese, Eni e Agip a Roma sono dislocate nel giro di qualche chilometro nell'area dell'Eur. Si tratta di 2.500 posti di lavoro, con moltissimi spostamenti tra le aziende, o tra aziende e ministeri. Per questo abbiamo sperimentato il multitaxi: una Fiat Multipla di colore giallo che effettua fermate prestabilite e che può essere utilizzato da più persone contemporaneamente al costo di 3-4 mila lire. L'idea è quella di ampliare questo servizio e di prevedere, eventualmente, un servizio analogo ma su chiamata o prenotazione". Anche all'Aem di Milano, l'azienda energetica con 2.700 dipendenti che sta sperimentando insieme con Edison un parco di veicoli elettrici, è stato nominato un mobility manager. Si tratta di Pierangelo Pavesi, in carica dal novembre dello scorso anno, laureato in scienze politiche e da 30 anni in azienda tra l'ufficio di amministrazione del personale e gli affari generali. "Abbiamo concluso la parte relativa all'indagine conoscitiva. Ha risposto al questionario il 60% dei dipendenti, suddivisi in 10 sedi a Milano. Ne è emerso che il 75% usa l'auto per raggiungere il posto di lavoro. Cercheremo di incentivare l'uso in gruppo delle quattro ruote, ma senza il contributo degli organi istituzionali e dell'azienda dei trasporti difficilmente si potranno ottenere risultati significativi. L'apporto dell'azienda dei trasporti pubblici è spesso determinante per l'ottimizzazione della mobilità di un'impresa. L'esempio di Alcatel Italia è lampante. Duemila degli oltre 10 mila dipendenti lavorano nello stabilimento di Vimercate, vicino a Milano. Esiste un mezzo pubblico che ferma un chilometro prima e un chilometro dopo l'ingresso dell'azienda rendendone praticamente impossibile l'utilizzo. Giorgio Chiovini è il mobility manager dello stabilimento, oltre a ricoprire l'incarico di responsabile del personale a Vimercate: "Chiedere lo spostamento o l'aggiunta di una fermata in quella linea non è una cosa semplice, anche perché ci troviamo lungo una strada provinciale ed entrano in gioco fattori di sicurezza. Essendo praticamente isolati. abbiamo dovuto realizzare noi i trasporti collettivi alternativi: pullman privati gestiti da una società esterna che ci collega con Milano. Il servizio prevede una corsa di andata e una di ritorno (con la conseguenza di un irrigidimento dell'orario di lavoro) che i dipendenti pagano a un prezzo politico. Inoltre abbiamo un servizio di navetta. da e per Milano. Monza e Bresso che effettua i tragitti più volte durante la giornata. In totale i nostri mezzi vengono usati da 8-900 persone al giorno". Per Chiovini. 48 anni, in Alcatel dal '77. "andrebbe rivisto tutto il piano dei trasporti dell'hinterland di Milano se si vuole porre un rimedio all'uso dell'auto privata". Il problema della rigidità dell'orario è sentito soprattutto dalle aziende che lavorano su più turni. I dipendenti della St Microelectronics dello stabilimento di Agrate Brianza, in provincia di Milano, si dividono in tre turni nell'arco delle 24 ore, mentre gli impiegati. i tecnici e i progettisti hanno un orario di ingresso elastico (dalle 7,30 alle 9). "Ognuno arriva in azienda con la propria auto", sottolinea Emilio Tremolada. quarantanovenne mobility manager StM. da 27 anni in azienda dove si è occupato di risorse umane e reclutamento. La St ha 4.300 dipendenti e più di mille esterni che quotidianamente affollano i parcheggi. D'estate 200 persone raggiungono la sede in moto e 250 in bici. Potrebbero essere di più, ma non riusciamo a ottenere dalle amministrazioni locali la creazione di piste ciclabili. Abbiamo organizzato dei pullman. attualmente distribuiti su sette linee. E stiamo cercando di fare molta comunicazione sulla mobilità sostenibile, soprattutto ai neoassunti". Ad Arcore ha sede anche la Peg Perego, azienda di prodotti per l'infanzia e di giocattoli, dove lavorano 700 dipendenti più 100-150 a tempo determinato. Per Marco Frigerio, mobility manager di 33 anni, dal '93 nell'ufficio del personale, "per il momento, al di là di qualche incontro con la pubblica amministrazione, non è stato fatto molto per risolvere il problema dello spostamento casa-lavoro. Il 70% dei dipendenti risiede ad Arcore e nei comuni delle immediate vicinanze, ma la totale mancanza di trasporto pubblico ci obbliga a prendere l'auto anche per fare meno di un chilometro". Il mobility manager è una figura professionale utilizzata anche nel caso di singoli eventi. Organizzare la mobilità di migliaia di persone che si recano a una partita di calcio. in una fiera o in un meeting può fare la differenza tra una viabilità totalmente congestionata e una vivibile. Valter Artelli, 39 anni, è ingegnere elettronico in Rai. ma è da sempre appassionàto di motori. Ex ufficiale di gara all'autodromo di Monza. da due anni è il mobility manager del Gran premio di Monza. "Fino a cinque anni fa". racconta, "chi voleva assistere al Gp arrivava direttamente in auto. parcheggiandola dove capitava. Oltre 40 mila autovetture che invadevano Monza. Il parcheggio era indiscriminato con le inevitabili multe. Poi è stato utilizzato il vicino ippodromo: code chilometriche dentro il parco. Un disastro. Lo scorso anno siamo riusciti. grazie anche alla collaborazione del comune di Monza. a organizza re parcheggi decentrati, collegati all'autodromo con un servizio di navetta. Dalla stazione centrale di Milano è stato attivato un treno che collegava. ogni mezz'ora. la stazione di Arcore, alle spalle della porta Biassono-Lesmo dell'autodromo. Altre navette percorrevano in tragitto N4onza-Arcore. Sono stati poi organizzati 84 pullman che hanno trasportato più di 30 mila persone. Tutto gratuitamente, tranne i parcheggi. La collaborazione delle aziende dei trasporti e di cinque diverse amministrazioni comunali è stata fondamentale. E stato fatto un buon lavoro d'equipe: la congestione veicolare è stata drasticamente ridimensionata".

Ma il futuro sarà in outsourcing
Per i mobility manager non c'è ancora un mercato. Nella maggioranza dei casi è il capo del personale oppure chi lavora nell'ufficio organizzazione-personale-affari generali che incorpora anche questa funzione. Ma ci sarà in futuro? I cacciatori di teste sono piuttosto scettici. Sostiene Massimo Milletti della Eric Salmon & partners: "Non mi sembra ci sia ancora spazio per rendere autonoma questa figura". Guido Foratti della Search partners è ancora più tranciante: "Le professioni vanno inventate in base alle reali esigenze di un Paese", dice. "Questa mi sembra solo un'altra moda importata dagli Stati Uniti". A eccezione di pochi progetti pilota, insomma, dove è stato individuato un mobility manager a tempo pieno, chi si occupa di mobilità sostenibile lo fa ritagliando del tempo agli altri impegni di lavoro, in genere organizzativi. Gli stipendi dei mobility manager riflettono questa situazione. Va nano molto a seconda della natura dell'azienda (pubblica o privata), della dimensione, del grado di responsabilità. Si va dai sesti-settimi livelli della pubblica amministrazione ai quadri, funzionari e dirigenti delle aziende private. Difficilmente si scende al di sotto dei 70 milioni lordi all'anno: la media è tra gli 80 e gli 85 milioni,Tra i dirigenti Lo stipendio oscilla intorno ai 100 milioni, ma si raggiungono punte anche di 180 milioni e oltre. Per il futuro c'è chi prevede lo sviluppo di professionalità esterne all'azienda: società di consulenza che predispongano progetti non solo per gli spostamenti dei dipendenti e delle merci, ma anche dei visitatori di singoli eventi. La difficoltà peri consulenti esterni potrebbe essere quella del continuo monitoraggio degli spostamenti dei dipendenti di un'azienda in evoluzione: nuove assunzioni, pensionamenti, cambiamenti di sede di lavoro potrebbero rendere presto obsoleti i piani di mobilità.

Formati dall'Enea, col partner svizzero
Dove si studia da mobility manager? Il centro principale di formazione in questo campo è l'Enea, l'ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente. Sull'argomento è stato attivato anche un sito internet: http://www.erg.casaccia.enea.it/sire/moma/index.html. A coordinare i lavori è Lorenzo Bertuccio, ingegnere dei trasporti, responsabile nazionale per l'applicazione delle politiche ambientali in base all'accordo di programma tra l'Enea e il ministero dell'Ambiente. Bertuccio è anche mobility manager dell'Enea di Casaccia, oltre a coordinare i colleghi degli altri centri. Mediamente il 70-75% degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti avviene con l'auto; da noi questa percentuale è del 40-45%. Un risultato che vogliamo ancora migliorare, dice. Nella prima fase di organizzazione dei corsi di formazione, partner dell'Enea è stata una società di consulenza svizzera, la Synergo di Zurigo, attiva nel campo del mobility management fin dal '94. La Synergo in Italia ha lavorato, in collaborazione con l'Oekoninstitut di Bolzano, al progetto per aumentare l'uso del trasporto pubblico per recarsi alle partite di calcio del Bologna F.C. C'è ancora molto scetticismo nelle aziende", sostiene Roberto De Tommasi, 38 anni, laureato in scienze naturali, titolare della Synergo. Corsi di formazione per mobility manager sono organizzati anche dall'associazione Euromobility (www.euromobility.org) di Milano, "Sono 3.600 i manager della mobilità che dovranno essere nominati in Italia, contro i 250 già attivi", dice Carlo Iacovini, segretario dell'associazione. "Dovranno applicare nuove metodologie di trasporto che tengano conto dell'aspetto ecologico. E in questa direzione si muovono i nostri corsi".

Antonio Spampinato

 

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