agosto/settembre 2000 - Trasporti Pubblici
PUNTO SI SCAMBIO
La sfida di Euromobility
È nata l'associazione che riunisce i manager
della mobilità
Obiettivo: contribuire a diffondere la cultura
della mobilità sostenibile ed essere un punto di riferimento per
imprese e organizzazioni del settore. Un sito internet raccoglierà
informazioni ed esperienze da tutto il mondo. Valorizzare una
figura ancora poco conosciuta nel nostro Paese. Un nucleo qualificato
di esponenti della vita economica, politica, accademia e associativa
ha promosso, lasciando un manifesto, la costituzione di Euromobility,
associazione dei manager della mobilità, che si propone di contribuire
a diffondere la cultura della mobilità sostenibile e intende rappresentare
un punto di riferimento per le imprese e le organizzazioni coinvolte
nella gestione della mobilità. Hanno aderito: Adriano de Maio
(rettore Politecnico), Guido Martinotti (prorettore della statale
Bicocca), Enrico Mingardi (Presidente Federtrasporti), Ermete
Realacci (Presidente Lega ambiente), Gianni Silvestrini (Ministro
Ambiente), Chicco Testa (Presidente Enel) Walter Tocci (Vice Sindaco
di Roma e coordinatore dell'Associazione città metropolitane per
la mobilità) e Dario Vermi (Vice Presidente della Provincia di
Milano). L'iniziativa è stata promossa da Methodos, società di
consulenza di direzione. Introdotta da un decreto interministeriale
del marzo 1998, la figura della mobility manager nelle aziende
è ancora rara e pochissime sono le imprese che hanno attivato
il piano spostamento casa-lavoro previsto dal decreto. Un sito
internet, www.euromobility.org, è stato creato per diffondere
informazioni e raccogliere casi di attuazione cooperativa da tutto
il mondo e sarà il deposito "virtuale" della conoscenza disponibile
permettendo così, tramite apposita password, ai mobility manager
di fertilizzare le loro esperienze. Si allega il testo del manifesto
di Euromobility. Una analisi dei dati Istat (censimento intermedio
del 1996) indica la presenza di 2300 aziende private (industria
e servizi) che, in base ai requisiti dettati dal decreto, hanno
l'obbligo di nominare un mobility manger (persona incaricata di
redarre e attuare annualmente un piano ragionato di spostamenti
casa-lavoro dei dipendenti al fine di decongestionare le aree
urbane). Di queste aziende il 47% si trova nell'area nord-ovest,
il 25% nel nord-est, il 17% nel centro Italia e il restante 11%
nel sud e nelle isole. Rispetto alla dimensione, il 60% delle
aziende ha meno di 500 dipendenti, il 24% non supera il migliaio,
mentre il restante 16% riguarda i grandi gruppi con oltre 1000
dipendenti. Manca ancora un censimento preciso sulla pubblica
amministrazione ma, calcolando le amministrazioni pubbliche, i
1582 istituti sanitari (pubblici e privati, dati Istat 1997) e
le aziende di servizi pubblici, l'universo del mobility management
in Italia coinvolge, complessivamente oltre 3600 organizzazioni
pubbliche e private. Ad oggi sono state nominate in Italia 250
mobility manager, a cui vanno aggiunti gli oltre 50 mobility manager
di area (le figure di coordinamento territoriale previste dal
decreto e che, di norma sono nominate dai Comuni). La metà dei
mobility manager si trova nel comune di Roma, mentre gli altri
operano in aziende ubicate in grandi città (Torino, Milano, Genova,
Bologna, Firenze, Napoli e Palermo) e in alcune realtà di minori
dimensioni (Modena e Mantova). Per Carlo Iacovini, responsabile
di Euromobility, "la strada è ancora lunga, ma intendiamo sviluppare
l'associazione contattando tutti i nuovi mobility manager, per
raccogliere le esperienze e diffonderle, promuovendo una nuova
cultura della mobilità".
Il manifesto costitutivo, un appello alle
istituzioni e alle imprese private
1. La permanente congestione delle nostre aree
urbane, generata in larga parte da un uso irrazionale di auto
private, costituisce oggi una concreta e seria minaccia alla convivenza
civile e alla qualità della vita. Nessuna classe dirigente consapevole
può permettersi di ignorare il complessivo degrado della mobilità
urbana. Singoli associazioni imprese e istituzioni sono chiamati
a rendersi consapevoli che soltanto un condiviso e governato intervento
sui comportamenti e sugli spostamenti quotidiani delle persone
può lenire le criticità. Ma per cambiare comportamenti non sono
sufficienti ne l'applicazione di norme nuove e vecchie e neppure
le campagne di informazioni. In primis, è necessario che gli stessi
soggetti normatori, le amministrazioni, le associazioni e le imprese
diano visibile dimostrazione erga omnes di avere modificato i
propri comportamenti. La credibilità e la fiducia nelle fonti
che invitano le persone a nuovi comportamenti sono, infatti, condizione
irrinunciabile per l'efficacia. 2. Il decreto interministeriale
del 27 marzo 1998 sulle aree urbane, rappresenta un'azione promossa
dal Ministero dell'Ambiente che coinvolge anche i Ministeri dei
Trasporti, dei Lavori Pubblici e della Sanità. L'articolo 3 recita:
"le imprese e gli Enti pubblici (…) con più di 300 dipendenti"
(o complessivamente 800 distribuiti in più sedi) localizzati in
Comuni compresi in zone a rischio di inquinamento atmosferico,
individuono "una responsabile della mobilità aziendale" (mobility
manager aziendale). "Viene istituita (…) presso l'ufficio Tecnico
del Traffico" del Comune "una struttura di supporto e coordinamento
tra responsabili della mobilità aziendale" (mobility manager di
area). 3. Le persone che sottoscrivono questo documento si fanno
promotori della costituzione di Euromobility - Associazione Mobility
Manager allo scopo di promuovere nel paese: - la cultura diffusa
della mobilità sostenibile, intesa anche come razionalizzazione
del trasporto privato individuale - l'applicazione delle norme
relative al mobility management - il ruolo e la funzione dei mobility
manager. 4. Saranno invitati a partecipare alla costituzione di
Euromobility: - soci individuali (mobility manager di impresa
e di area, studiosi della materia) - soci collettivi (aziende
ed enti pubblici e territoriali) - soci sostenitori (associazioni,
istituzioni, aziende sponsor).