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27 febbraio 2001 - Italia oggi

ECO-TRASPORTI
Mobility Manager, tutto fermo


I mobility manager non decollano. Fino ad oggi, a tre anni dal decreto che li istituì, ne sono stati nominati soltanto 327, circa un decimo rispetto ai 3 mila e 500 previsti. Questi i numeri diffusi da Carlo Iacovini, segretario di Euromobility, l'associazione dei mobility manager.
Precisamente, sono solo 12 le città in cui esiste questa figura professionale che ha il compito di gestire gli spostamenti dei lavoratori delle aziende con più di 300 dipendenti. Tra queste, Perugia, Terni e Mantova le più diligenti: sono stati infatti nominati tutti i mobility manager previsti. Critico invece il quadro della Provincia di Milano, dove sono stati nominati soltanto 13 gestori della mobilità sui 335 previsti.
Il dato è di poco superiore a quello dello scorso anno e ciò dimostra, secondo Iacovini, "che dopo un iniziale interesse al tema da parte di aziende e p.a., si stia entrando oggi in una fase stazionaria".
Le ragioni di questo mancato decollo sono molteplici, secondo il segretario di Euromobility, innanzitutto professionali: il quadro di riferimento non è infatti delineato, con conseguenti problemi di riconoscibilità del ruolo svolto, e gli stessi mobility manager non hanno sufficiente motivazione personale ad investire energie e risorse nelle attività, anche perché non sembrano oggi chiare le prospettive di carriera.
A ciò si aggiunga il fatto che quasi tutti i responsabili della mobilità hanno in concreto altre mansioni e quindi spesso la nomina è puramente formale. Ci sono poi ragioni economiche, soprattutto nelle aziende private, dove gli investimenti per realizzare interventi strutturali, ad elevato impatto sui problemi di mobilità, sono alti e spesso le imprese non sono disposte ad accollarseli.
Il singolo mobility manager, inoltre, non ha forme di riconoscimento per gli obiettivi raggiunti, con conseguente perdita di interesse all'ottenimento di risultati concreti. Ci sono poi anche problemi di mercato. Veicoli ecologici, servizi di consulenza, servizi di mobilità, trasporti collettivi, sono progetti più o meno sperimentati, ma non ancora sufficientemente diffusi. Il mobility manager, di conseguenza, si trova ad avere pochi strumenti per predisporre interventi concreti presso la propria azienda e quindi resta ancora di più una figura marginale.
Infine, conclude Iacovini, non si può certo affermare che oggi in Italia sia radicalmente diffusa una cultura di mobilità sostenibile tra gli cittadini. Per rilanciare questa figura, secondo il presidente di Euromobility, occorre promuovere la formazione, identificare un pacchetto di premi ed incentivi per le aziende che sviluppano interventi concreti di mobilità sostenibile e sviluppare il mercato della mobilità.

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