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9 marzo 2001 - Corriere della Sera - Inserto Lavoro

Come si diventa protagonisti del movimento. Metti impiegati e dirigenti sullo scooter

Per diventare mobility manager non è necessario essere in possesso di una laurea specifica, né esiste una formazione post universitaria. Gli interessati dovrebbero puntare a un percorso di studi che consenta l'inserimento presso le aree aziendali che si occupano delle risorse umane. Quindi seguire i corsi organizzati dall'Enea, tra i primi enti a specializzarsi nel fornire assistenza a chi intende programmare come far muovere segretarie, impiegati e dirigenti senza danneggiare l'ambiente. Altre strutture si stanno organizzando per offrire giornate formative nel settore (incontri dalla durata di tre giorni). Non vi sono finanziamenti pubblici destinati alla formazione di queste figure professionali. Il ministero dell'Ambiente ha stanziato nei mesi scorsi 30 miliardi per realizzare i progetti proposti dai mobility manager. Le aziende potranno così acquistare scooter elettrici e assegnarli ai dipendenti, o predisporre un servizio di trasporto cumulativo. I soldi saranno gestiti dai mobility manager impiegati presso i Comuni, cioè da coloro che secondo le regole ministeriali devono coordinare gli altri colleghi. A Roma, capofila di questa esperienza è l'agenzia pubblica di mobilità "Sta" (Società trasporti automobilistici) che si unirà con Atac, l'azienda di trasporto pubblico specializzata nell'attività di programmazione e coordinamento. Una figura professionale in espansione, dunque, che però deve essere rilanciata. Il mobility manager italiano già inserito, infatti, non ha incentivi, premi, visibilità interna all'azienda per realizzare gli scopi del suo lavoro. Il potenziamento del neonato lavoratore è richiesto dall'associazione Euromobility, istituita per tutelare gli interessati. "Bisogna promuovere la formazione coinvolgendo università e centri specifici in maniera tale da sviluppare un percorso professionale adeguato. Vi sono problemi quali la mancata definizione del profilo professionale, delle competenze e del ruolo" dichiara Carlo Iacovini, responsabile dell'organismo associativo. A preoccupare però coloro che operano nel settore è anche la difficoltà di essere riconosciuti tali dalle aziende (in molti casi si è mobility manager di fatto). Nelle settimane scorse si è svolta la conferenza nazionale che ha visto a confronto operatori e studiosi. Si è proposto di raccogliere le iniziative di mobilità urbana, i piani di spostamento casa-lavoro per fare il punto della situazione.

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