9 marzo 2001 - Corriere della Sera - Inserto Lavoro
Spegneranno la terza candelina in questi giorni
ma sono già...
Spegneranno la terza candelina in questi giorni
ma sono già convinti che utilizzare gli autobus di linea o andare
in bicicletta sono i mezzi di trasporto più idonei. Sono i 327
mobility manager italiani, che devono indicare a dipendenti pubblici
e privati come spostarsi da casa per raggiungere l'azienda e viceversa
senza guidare l'automobile privata. Architetti, ingegneri, laureati
in economia ma anche diplomati che studiano come organizzare i
trasferimenti del personale da e per le grandi imprese dislocate
nelle aree metropolitane a rischio ambientale. I mobility manager
devono progettare soluzioni per ridurre l'uso dei mezzi di trasporto
più inquinanti da parte di impiegati, operai e amministrativi,
devono cioè far sì che le società per cui lavorano contribuiscano
a tutelare l'aria e a eliminare l'inquinamento acustico. Si stima
che il traffico automobilistico cittadino sia costituito per il
20-40 per cento da coloro che devono recarsi al lavoro o far rientro
a casa. Una figura professionale nuova, creata nel marzo '98 dal
ministero dell'Ambiente e che ha avuto un boom soprattutto nella
città di Roma, che ne conta 182. Gli altri lavorano presso aziende
ed enti di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Terni, Modena,
Mantova e Palermo. Le imprese e gli enti pubblici con oltre 300
dipendenti o 800 persone che operano però in uffici dislocati
in sedi diverse, secondo la normativa, dovrebbero rivolgersi ai
mobility manager. Ma non tutte le strutture sono disposte a investire
fondi per assumere e formare personale qualificato a svolgere
tali funzioni. In Italia sono 2300 le società private e 1300 quelle
pubbliche che avrebbero le caratteristiche per assumere o rivolgersi
a questi professionisti. L'inserimento lavorativo può avvenire
mediante concorso presso Comuni, Asl, aziende pubbliche e altri
enti oppure a seguito di selezioni presso gli altri centri che
ne fanno richiesta. Il mercato è però aperto ai consulenti, a
coloro che offrono le loro prestazioni da esterni. Nel settore
sono sorte specifiche società e la mobilità sostenibile potrebbe,
inoltre, dare impulso al mercato dei veicoli ecologici o alle
società che offrono servizi di trasporto collettivo. Dagli interventi
progettati, infatti, potrebbero nascere ulteriori occasioni occupazionali.
I dipendenti potrebbero viaggiare con automobili in multiproprietà,
gestite da altre aziende. A queste ultime spetterebbe la manutenzione,
il servizio di parcheggio e le quote assicurative. I soci, invece,
pagherebbero l'uso dei veicoli. Il ministero dell'Ambiente ha
allestito una struttura, la "Itc", per seguire le iniziative del
car sharing. Ma non è l'unica possibilità per combattere il traffico.
Il personale potrebbe far ricorso anche all'esperienza del car
pooling: i lavoratori si suddividerebbero in equipaggi e i loro
spostamenti sarebbero organizzati da una centrale operativa. Tali
programmi sono già in vigore in alcune città italiane. A Cesano
Maderno (Mi) gli autoveicoli possono essere prenotati 24 ore su
24 o anche per un'ora attraverso una smart card. E la Provincia
di Milano acquisterà mezzi di trasporto destinati ai dipendenti.