5 aprile 2001 - il Giornale
In auto o in moto al lavoro? Lo dice il mobility
manager
Dovrebbero essere 3600 e invece sono solo in
327. Il mobility manager in Italia, almeno per il momento, stenta
ad affermarsi. Eppure, in un futuro non troppo lontano, il numero
dei mobility manager italiani triplicherà. Ne è
sicuro Carlo Iacovini, segretario nazionale di Euromobility, associazione
nata con l'obiettivo di porre le linee guida affinché anche
da noi si trovino soluzioni razionali al tema del traffico. "E'
presumibile che in capo a due anni i mobility manager saranno
più di 1000 - racconta Iacovini. Finora vi sono state delle
difficoltà iniziali che ne hanno ritardato l'affermazione,
a causa di alcune criticità legate alla figura stessa.
Si tratta infatti di una figura nuova, introdotta con un decreto
che non specifica ruolo e competenze concrete in azienda. Non
esiste un quadro normativo preciso, il che crea confusione. Inoltre
il decreto non prevede sanzioni per le aziende che non si mettono
in regola". Chi è il mobility manager? Può
essere un architetto, un ingegnere, un laureato in economia o
in materie umanistiche, o ancora un diplomato, Il suo compito
è quello di studiare soluzioni alternative all'automobile
individuale per gli spostamenti casa-lavoro del personale di imprese
ed enti pubblici che abbiano oltre 300 dipendenti. Il modello
che si vuole realizzare è quello di una struttura a rete:
il mobility manager del Comune o area, coordina i mobility manager
di aziende e imprese. All'azienda spetta il compito di redigere
il piano degli spostamenti casa-lavoro dei suoi dipendenti, in
seguito si studia come risolvere le situazioni critiche. Poniamo
per esempio che in un'impresa di 300 dipendenti 280 usino la macchina
individuale per andare a lavorare, mentre il parcheggio dell'azienda
non ha più di 200 posti auto. A questo punto entra in gioco
il mobility manager, che può proporre tutta una serie di
soluzioni come l'autobus, la bicicletta o lo scooter elettrici,
o ancora il car sharing o il car pooling (più dipendenti
di una stessa azienda che, abitando nella stessa zona condividono
la stessa auto per andare al lavoro). Una professione nuova, anzi
nuovissima, dato che è stata creata esattamente tre anni
fa dal ministero dell'Ambiente. "In futuro il mobility manager
avrà molto risalto - continua Iacovini -. In Paesi come
l'Olanda o il Belgio, dove già esiste ormai da 9 anni,
è una realtà consolidata. Anche in Italia, grazie
a un'opera di sensibilizzazione e di responsabilizzazione collettiva,
avrà un ruolo sempre maggiore nelle aziende e sarà
sempre più importante per le pubbliche amministrazioni.
I grandi gruppi industriali stanno entrando sempre più
in quest'ottica e d'altronde il problema del traffico è
reale". Mentre nella pubblica amministrazione il mobility
manager è una persona con competenze tecniche, solitamente
dell'ufficio traffico, oggi le aziende si trovano a scegliere
fra una doppia opzione. Le imprese fanno fare un percorso di formazione
ai propri dipendenti delle risorse umane, oppure, in alternativa,
prendono dei consulenti esterni che diano una mano per un anno
e quindi formino il personale interno. In futuro quindi si aprirà
il mercato dei liberi professionisti, dei consulenti. Per maggiori
informazioni si può contattare Euromobility, che si trova
a Milano, V.le San Michele del Carso, 4, al n. di telefono 02/48011219
e all'indirizzo e-mail info@euromobility.org,
oppure visitare il sito www.euromobility.org .
Angelica Mereu