home
   

26 aprile 2001 - Il Sole 24 Ore - Trasporti

SENZA SANZIONI UN DECOLLO A METÀ

Ancora insufficienti le nomine nei Comuni e nelle aziende: all’appello rispondono 237 su 3600

Non esiste sanzione, coercitazione di sorta nel decreto Ronchi del del ’98 che ha dato il via ai mobility manager. Sarà forse per questo, sarà per fattori economici o per approccio culturale che dei 3600 “registi della mobilità”, oggi in Italia ne operano solo 327. Non occorre citare il caso di esperienze all’estero come l’Olanda, patria del mobility management, dove prima è nata l’abitudine a pensare i piani spostamento casa-lavoro e dopo è arrivata la legge – per capire che, in Italia, le difficoltà e le battute d’arresto sono pane quotidiano di una figura ancora in bilico tra volontarismo e intervento normativo. E che se da un lato fa i conti con l’assenza di un profilo preciso (si veda l’articolo a fianco), dall’altro spesso paga il prezzo di una difficoltà reale a penetrare il tessuto aziendale. Le nomine effettuate fino a oggi la dicono lunga sullo stato dell’arte dello sviluppo di una mobilità a misura di lavoratori sia nella aziende sia nei comuni. Anche se quando si parla di mobility management occorre stabilire subito una distinzione. Le figure sul campo sono due: da un lato le strutture all’interno delle aree (ovvero Comuni e Province), dall’altro quelle operanti nelle aziende di medie-grandi dimensioni. Due facce di una stessa realtà chiamate a lavorare insieme attraverso, sostanzialmente, due modelli distinti. Obiettivo: la realizzazione dei piani spostamento casa-lavoro dei cittadini-dipendenti. Il primo modello consiste in un approccio “soft”: il mobility manager d’area interviene su quelli aziendali attraverso un supporto informativo.
Il secondo fa del mobility manager d’area un supporto più consistete per le aziende laddove presta “manodopera” (il cosiddetto account) alle aziende stesse. Si tratta di formule che possono avere intensità diversa, ma che hanno il loro comune denominatore un’attività di consulenza diretta, sul campo: la struttura d’area affianca il mobility manager aziendale direttamente nella stesura di questionari, campagne informative per finire ai piani veri e propri. Centrale, in ogni caso, il ruolo di interfaccia verso le aziende di trasporto pubblico, con la messa a punto di interventi nella mobilità cittadina. Tracciare un identikit dell’attività è oggi quasi velleitario. Ciascuna realtà d’area ha profili assolutamente originali. E si modella sulle caratteristiche ed esigenze messe in campo dal territorio. La parola d’ordine per tutti sembra però essere quella della concertazione: dipendenti-cittadini, sindacati, imprese, aziende sono chiamati a rispondere direttamente. Ma anche scuole, poli artigianali, aree non produttive. Pena il mancato decollo di un anello strategico per la mobilità sostenibile. Ecco alcune delle realtà d’area in stato di avanzamento.
Torino. Il Comune del capoluogo piemontese si è dotato della struttura nel dicembre del 1999, appoggiandosi all’azienda di trasporto ATM e usufruendo di un finanziamento del ministero dell’Ambiente di 600 milioni. Sono quindici le aziende con più di 800 addetti distribuiti in sedi diverse, mentre se ne contano una trentina di quelle con più di 300. Il Comune e l’ATM hanno avviato una prima sperimentazione su 21 aziende pilota tra cui Enel, Fs, Michelin, per citarne alcune (si veda caso Fiat nel box), Si è proceduto, a oggi, alla stesura dei questionari di “gradimento” individuando caso per caso le possibili formule negli spostamenti casa-azienda. Tra le soluzioni pop-bus (navette dedicate), car pooling e biciclette. Tra le esperienze sperimentate il mobility management presso le scuole cha ha coinvolto un polo di quattro istituti superiori e uno inferiore.
Firenze. La struttura nasce verso la fine del 1998 ed entra in funzione con una sovvenzione complessiva di circa un miliardo. Nell’area – secondo le stime Euromobility – il fabbisogno aziendale di mobility management è pari a 57 unità contro le 17 attivate. Il modello – fondato sull’account presso le aziende – si è concentrato sull’aggregazione dei dati finalizzata a una mappatura del territorio. Tra le iniziative individuate, l’attivazione di una navetta tra la stazione di Campo di Marte dedicata ai dipendenti Enel. La metodologia è quella sperimentale basata sull’ìndividuazione di un’area limitata e presa a campione per valutarne i risultati.
Roma. A seguito del decreto istitutivo del 1998 il Comune di Roma ha affidato l’attività di mobility management alla Sta, l’agenzia di mobilità capitolina. Delle 235 aziende individuate sul territorio, 182 hanno nominato il mobility manager, 32 stanno avviando le procedure, mentre 21 ne sono sprovviste. Nelle indagini conoscitive realizzate dalla Sta è emerso però che il 69,8% dei mobility manager aziendali non ha adottato alcun provvedimento mentre il 14,6 ha attivato servizi di pullman aziendali, il 13,5 bus navetta e il 2,1 carpooling. Tra le iniziative dell’agenzia da segnalare il progetto pilota attivato nella zona Eur della capitale che al suo attivo ha un tasso di nomine pari al 91%. La Sta ha poi stanziato i cosiddetti bonus di mobilità per le aziende con un gettone di 15 milioni per la predisposizione dei progetti di linee di trasporto aziendale e 20 lire per posto-km annuo offerto dai servizi di trasporto proposti. Incentivi anche ai dipendenti con uno sconto di 300 mila lire per gli utenti di linee aziendali di nuova attivazione 120 mila lire di sconto destinati agli abbonamenti Metrebus. Tra le misure attuate, car pooling, servizi taxi bus, veicoli elettrici, car sharing e parcheggi di scambio. La Sta ha goduto di un finanziamento pari a circa 13 miliardi di lire.

Flavia Landolfi

 

Torna all'elenco della rassegna stampa