SENZA SANZIONI UN DECOLLO A METÀ
Ancora insufficienti le nomine nei Comuni e nelle aziende: allappello
rispondono 237 su 3600
Non esiste sanzione, coercitazione di sorta nel decreto Ronchi
del del 98 che ha dato il via ai mobility manager. Sarà
forse per questo, sarà per fattori economici o per approccio
culturale che dei 3600 registi della mobilità,
oggi in Italia ne operano solo 327. Non occorre citare il caso
di esperienze allestero come lOlanda, patria del
mobility management, dove prima è nata labitudine
a pensare i piani spostamento casa-lavoro e dopo è arrivata
la legge per capire che, in Italia, le difficoltà
e le battute darresto sono pane quotidiano di una figura
ancora in bilico tra volontarismo e intervento normativo. E
che se da un lato fa i conti con lassenza di un profilo
preciso (si veda larticolo a fianco), dallaltro
spesso paga il prezzo di una difficoltà reale a penetrare
il tessuto aziendale. Le nomine effettuate fino a oggi la dicono
lunga sullo stato dellarte dello sviluppo di una mobilità
a misura di lavoratori sia nella aziende sia nei comuni. Anche
se quando si parla di mobility management occorre stabilire
subito una distinzione. Le figure sul campo sono due: da un
lato le strutture allinterno delle aree (ovvero Comuni
e Province), dallaltro quelle operanti nelle aziende di
medie-grandi dimensioni. Due facce di una stessa realtà
chiamate a lavorare insieme attraverso, sostanzialmente, due
modelli distinti. Obiettivo: la realizzazione dei piani spostamento
casa-lavoro dei cittadini-dipendenti. Il primo modello consiste
in un approccio soft: il mobility manager darea
interviene su quelli aziendali attraverso un supporto informativo.
Il secondo fa del mobility manager darea un supporto più
consistete per le aziende laddove presta manodopera
(il cosiddetto account) alle aziende stesse. Si tratta di formule
che possono avere intensità diversa, ma che hanno il
loro comune denominatore unattività di consulenza
diretta, sul campo: la struttura darea affianca il mobility
manager aziendale direttamente nella stesura di questionari,
campagne informative per finire ai piani veri e propri. Centrale,
in ogni caso, il ruolo di interfaccia verso le aziende di trasporto
pubblico, con la messa a punto di interventi nella mobilità
cittadina. Tracciare un identikit dellattività
è oggi quasi velleitario. Ciascuna realtà darea
ha profili assolutamente originali. E si modella sulle caratteristiche
ed esigenze messe in campo dal territorio. La parola dordine
per tutti sembra però essere quella della concertazione:
dipendenti-cittadini, sindacati, imprese, aziende sono chiamati
a rispondere direttamente. Ma anche scuole, poli artigianali,
aree non produttive. Pena il mancato decollo di un anello strategico
per la mobilità sostenibile. Ecco alcune delle realtà
darea in stato di avanzamento.
Torino. Il Comune del capoluogo piemontese si è dotato
della struttura nel dicembre del 1999, appoggiandosi allazienda
di trasporto ATM e usufruendo di un finanziamento del ministero
dellAmbiente di 600 milioni. Sono quindici le aziende
con più di 800 addetti distribuiti in sedi diverse, mentre
se ne contano una trentina di quelle con più di 300.
Il Comune e lATM hanno avviato una prima sperimentazione
su 21 aziende pilota tra cui Enel, Fs, Michelin, per citarne
alcune (si veda caso Fiat nel box), Si è proceduto, a
oggi, alla stesura dei questionari di gradimento
individuando caso per caso le possibili formule negli spostamenti
casa-azienda. Tra le soluzioni pop-bus (navette dedicate), car
pooling e biciclette. Tra le esperienze sperimentate il mobility
management presso le scuole cha ha coinvolto un polo di quattro
istituti superiori e uno inferiore.
Firenze. La struttura nasce verso la fine del 1998 ed entra
in funzione con una sovvenzione complessiva di circa un miliardo.
Nellarea secondo le stime Euromobility il
fabbisogno aziendale di mobility management è pari a
57 unità contro le 17 attivate. Il modello fondato
sullaccount presso le aziende si è concentrato
sullaggregazione dei dati finalizzata a una mappatura
del territorio. Tra le iniziative individuate, lattivazione
di una navetta tra la stazione di Campo di Marte dedicata ai
dipendenti Enel. La metodologia è quella sperimentale
basata sullìndividuazione di unarea limitata
e presa a campione per valutarne i risultati.
Roma. A seguito del decreto istitutivo del 1998 il Comune di
Roma ha affidato lattività di mobility management
alla Sta, lagenzia di mobilità capitolina. Delle
235 aziende individuate sul territorio, 182 hanno nominato il
mobility manager, 32 stanno avviando le procedure, mentre 21
ne sono sprovviste. Nelle indagini conoscitive realizzate dalla
Sta è emerso però che il 69,8% dei mobility manager
aziendali non ha adottato alcun provvedimento mentre il 14,6
ha attivato servizi di pullman aziendali, il 13,5 bus navetta
e il 2,1 carpooling. Tra le iniziative dellagenzia da
segnalare il progetto pilota attivato nella zona Eur della capitale
che al suo attivo ha un tasso di nomine pari al 91%. La Sta
ha poi stanziato i cosiddetti bonus di mobilità per le
aziende con un gettone di 15 milioni per la predisposizione
dei progetti di linee di trasporto aziendale e 20 lire per posto-km
annuo offerto dai servizi di trasporto proposti. Incentivi anche
ai dipendenti con uno sconto di 300 mila lire per gli utenti
di linee aziendali di nuova attivazione 120 mila lire di sconto
destinati agli abbonamenti Metrebus. Tra le misure attuate,
car pooling, servizi taxi bus, veicoli elettrici, car sharing
e parcheggi di scambio. La Sta ha goduto di un finanziamento
pari a circa 13 miliardi di lire.
Flavia Landolfi