UN PROFILO ANCORA TUTTO DA INVENTARE
I 327 mobility manager aziendali nominati oggi
in Italia probabilmente si sentono "pionieri"
di una professione che riserva loro ancora molti lati nascosti.
A distanza di 3 anni dal Decreto che ha introdotto in Italia
il responsabile della mobilità, la criticità
professionale rappresenta una delle principali ragioni del difficile
decollo. Chi è oggi il mobility manager? Architetti,
Ingegneri, Economisti, laureati o diplomati, il quadro di riferimento
non è delineato con tutti i problemi che ne conseguono
in termini di coinvolgimento delle imprese e di efficacia dei
risultati. Il problema si differenzia a seconda che si tratti
di mobility manager di area (facente quindi capo alla Pubblica
Amministrazione) o di mobiilty manager aziendale. Nel primo
caso, il decreto del 27/03/98, indicava la creazione di "strutture
di supporto" all'interno dell'organizzazione dell'ente
locale, delineando quindi la presenza di più persone
- coordinate da un dirigente e funzionario - aventi l'obiettivo
di coinvolgere le imprese e sviluppare progetti di mobilità
sostenibile nel territorio. Nelle aziende con più di
300 addetti, il responsabile della mobilità è
una figura innovativa, di cui si sa solamente che deve redigere
annualmente il "piano spostamenti casa lavoro dei dipendenti".
Secondo un'indagine condotta dalla Sta, Agenzia per la mobilità
del Comune di Roma, i mobility manager aziendali oggi sono all'80%
uomini, per lo più dirigenti (41,5%), laureati (64,9%),
con un'età compresa tra i 45-54 anni (52,1%). Le aree
aziendali di provenienza sono soprattutto le risorse umane (38,7%)
e gli affari generali (19,4%), in alternativa prevalgono le
competenze individuali rispetto alle indicazioni normative.
I mobility manager a oggi nominati fanno parte dell'organico
aziendale già esistente; in sostanza sono state individuate
persone adatte al ruolo richiesto perché a conoscenza
delle specificità aziendali o perché con esperienze
in settori vicini alla mobilità (ad es. l'area logistica).
Il mobility management aziendale oggi è un'attività
part time, i neonominati hanno altre mansioni da svolgere e
dedicano solo una parte del loro tempo per il piano spostamenti
casa-lavoro. In molti casi hanno partecipato a corsi di formazione
con l'obiettivo di acquisire le conoscenze e gli strumenti base
per redigere un piano spostamenti casa lavoro e non confondersi
sui significati di car sharing e car pooling. Le imprese non
assumono dall'esterno un mobility manager, se non attraverso
strutture consulenziali che possono fornire assistenza e formazione
"on the job" per rendere poi autonomo il responsabile
interno. Queste criticità di impostazione hanno generato
problemi per lo sviluppo dei manager presso le imprese. Quale
motivazione personale ha il mobility manager? Che prospettive
di carriera? Quali incentivi economici? Domande la cui risposta
non è, oggi, positiva. Il problema di fondo è
legato alla volontà del management aziendale a investire
nel settore; laddove i vertici credono nell'efficacia di una
politica di mobilità aziendale, anche il mobility manager
assume un ruolo concreto, riconosciuto dai colleghi, con deleghe
precise e un budget dedicato. Purtroppo esempi di casi aziendali
di questa tipologia si contano sulle dita di una mano e si riferiscono
a realtà dove la mobilità è un problema
da risolvere indipendentemente dal mobility manager, oppure
l'impresa ha deciso di investire nel settore per i ritorni di
immagine derivanti. Se poi la realtà è pubblica
(azienda speciale, enti non territoriali), agli ostacoli precedenti
si aggiungono i vincoli burocratici, che rendono più
difficoltoso l'operato del mobility manager. Quali le aree dove
investire per sviluppare il settore? Per i mobility manager
di area la via è in discesa: i finanziamenti stanziati
e la necessità di promuovere politiche di mobilità
sostenibile, sono leve che permetteranno di avere strutture
di supporto nelle principali città. Per le aziende la
strada è diversa: da un lato è necessario investire
nella formazione per rendere autonomo il mobility manager conferendo
visibilità e credibilità interna; dall'altro occorre
identificare un pacchetto di premi e incentivi che vadano al
singolo mobility manager in una logica di "success fee"
sugli obiettivi raggiunti.
Carlo Iacovini
Euromobility