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26 novembre 2001- Corriere della Sera

SENSO CIVICO PER MESTIERE

I poteri speciali attribuiti al sindaco Albertini per affrontare il problema del traffico a Milano dovrebbero consentirgli di avviare procedure di decisione più snelle e risolvere possibili conflitti di interesse che da tempo impediscono o rallentano l'adozione di misure di gestione efficiente della mobilità. L'attribuzione dei poteri speciali, tuttavia, nonostante la determinazione del sindaco, non rappresenta una bacchetta magica con la quale poter realizzare in tempi brevi le infrastrutture necessarie né, soprattutto, indurre i cittadini a cambiare i loro comportamenti. Mentre il conseguimento dell'obiettivo dell'accelerazione delle infrastrutture - metropolitane innanzitutto - può essere facilitato dai poteri speciali, ma non in tempi brevissimi, è forse possibile agire subito sul secondo fronte. Dagli Stati Uniti e da altri Paesi europei (Olanda e Gran Bretagna) si può infatti mutuare un'esperienza che ha già dato frutti positivi: il cosiddetto "mobility management". Esso consiste nell'identificazione - da parte di grandi imprese ed enti (Ospedali, Pubbliche Amministrazioni, ecc.) che mobilitano significativi flussi di persone, dipendenti e clienti - di un responsabile della mobilità aziendale. Questi si fa carico, in stretta collaborazione con i vertici dell'impresa e d'intesa con i dipendenti, di individuare tutte le forme di spostamento casa-lavoro che riducano l'uso dell'automobile privata: le applicazioni più frequenti realizzate all'estero riguardano il car pooling (cioè l'organizzazione di spostamenti di più dipendenti con la stessa auto); l'uso di biciclette; l'impiego di autobus aziendali; incentivi per l'uso dei mezzi pubblici (una specie di bonus di viaggio analoghi ai ticket-restaurant) cofinanziati dall'azienda e dall'Amministrazione locale.
Le grandi imprese che hanno sperimentato il mobility management - quali la Ford, la Basf, la Nokia, la Hewlett Packard - hanno anche fatto i conti e scoperto di poter fruire di numerosi vantaggi economici. Ad esempio hanno notato che è aumentata la produttività dei dipendenti perché è diminuito lo stress degli spostamenti ed è aumentata la puntualità sul luogo di lavoro; hanno risparmiato terreno nella realizzazione dei parcheggi aziendali; hanno risparmiato costi di carburante nell'uso del parco veicoli aziendale; hanno migliorato l'immagine aziendale nei quartieri in cui operano riducendo la conflittualità. Anche in provincia di Milano qualche impresa ha introdotto il mobility management (SGS a Vimercate) e lo stesso Comune - nell'ambito delle disposizioni del Decreto Ronchi del 1998 - ha istituito la figura del mobility manager di area che coordina le iniziative aziendali.
Negli altri Paesi il mobility management nasce da una cultura della corresponsabilità civile nel farsi carico dei problemi collettivi che nel nostro paese non sembra ancora avere radici profonde: ma forse l'insofferenza per i disagi quotidiani che tutti sperimentiamo e di cui sempre più ci lamentiamo può rappresentare una leva sufficiente per "dover" cambiare.

lanfranco.senn@uni-bocconi.it

Lanfranco Senn

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