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3 dicembre 2001- Il Sole 24 Ore

LA VIABILITA' SI AFFIDA ALLE IMPRESE
Un ruolo che stenta ad affermarsi perché ritenuto solo
un costo, mentre può portare vantaggi anche economici

MILANO - Contro l'asfissia da traffico scende in campo l'Università. Tre atenei milanesi (Bocconi, Politecnico, Università degli studi Milano Bicocca) hanno messo le loro risorse nel campo della ricerca, della formazione, della cultura manageriale al servizio di una figura emergente, ma ancora dai contorni sfumati: il mobility manager. Un ruolo "inventato" dal decreto Ronchi del 1998, che ne prevede l'attivazione nelle aziende pubbliche e private con oltre 300 dipendenti (oppure oltre 800 su più sedi) nei comuni "a rischio ambientale". Il loro compito è ottimizzare e razionalizzare i flussi di traffico generati dall'azienda. E cioè gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti e in alcuni casi (ospedali, sedi universitarie, ecc) anche quelli di numerosi utenti. Una funzione che richiede competenze diversificate per elaborare soluzioni che raramente possono essere "stand alone". Serve infatti il dialogo costante (per esempio con gli enti locali e con i fornitori di servizi di trasporto) che generalmente si snoda attraverso i mobility manager d'area, nominati dai Comuni e incaricati di coordinare le varie proposte. Un incarico che in verità non sembra troppo ambito. Sui 1.154 mobility manager potenziali finora individuati dall'associazione Euromobility (ma le aziende interessate sarebbero 3.600, di cui 2.300 private), i nominati sono solo 375. Un "avanti adagio" che molti addebitano a una normativa ritenuta contradditoria perché rende obbligatorio il mobility manager, ma non prevede sanzioni in caso di inadempienza. In realtà, la causa principale è la diffusa percezione del mobility management come un puro costo e non come una fonte - in caso di corretta ed efficace gestione - di vantaggi economici anche rilevanti. È quanto è emerso dal convegno «Le università milanesi per la gestione della mobilità» svoltosi recentemente alla Bocconi. Seppur incentrato sulla situazione specifica milanese, ha offerto spunti validi per tutte le realtà locali alle prese con "overdose" di traffico. Lanfranco Senn, che faceva gli onori di casa come direttore del Certet (Centro di economia regionale, trasporti e turismo della Bocconi), ha evidenziato i vantaggi che il mobility manager può portare all'impresa: miglioramento dell'immagine, maggior soddisfazione (e produttività) dei dipendenti, più efficienza nell'uso delle risorse aziendali, risparmio di tempo e migliore accessibilità ai siti aziendali. E le esperienze consolidate all'estero dimostrano che un oculato mobility management può dare un forte impulso alla riduzione dei costi. Per esempio, la Bank of Scotland stima in 70mila sterline mensili i risparmi netti sui costi di trasporto ottenuti ricorrendo alla videoconferenza. E sempre in Gran Bretagna Adas Consulting grazie al telelavoro ha ridotto le sedi da 90 a 25, con un calo delle percorrenze di 2mila miglia all'anno per ogni dipendente. Perché il mobility manager deve saper condire il know how con la fantasia. Gli spostamenti possono venire ridotti o annullati ricorrendo alle più avanzate tecnologie di comunicazione, oppure razionalizzati incentivando modalità di trasporto insolite come il car pooling o il car sharing. O ancora favorendo per esempio l'uso della bicicletta, magari sollecitando all'ente locale la realizzazione di piste ciclabili. E in certi casi possono essere vincenti soluzioni tradizionali come il bus aziendale o la semplice modifica di una linea di trasporto urbano. Ipotesi che in Italia sembrano quasi fantascientifiche, nonostante proprio da noi sia in corso (nel circondario di Vimercate) un'esperienza di mobility management che è divenuta una vera e propria governance dell'intero sistema del trasporto locale. Il vero scoglio per i mobility manager italiani sarà far breccia in abitudini consolidate, per esempio convincendo i dipendenti a "spartire" l'auto - a turno - con i colleghi, oppure ad accontentarsi dell'automobile "condominiale" da usare (e pagare) soltanto quando se na ha realmente bisogno. La rivoluzione dei trasporti potrebbe partire proprio da qui.

Giampiero Bottino

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