Voci autorevoli e trasversali affermano che, purtroppo, non basteranno bonus, accise e taglio del bollo per far diminuire il costo dei carburanti. Anzi, con la perdurante crisi di Hormuz e di Bab el-Mandeb, c’è il serio rischio che i prezzi aumentino ulteriormente. Per gli esperti di economia, trasporti ed energia, occorrerebbe puntare di più sul calo dei consumi che, per un’antica e sempre valida regola di mercato, contribuirebbe a contenere l’aumento del prezzo dei combustibili.
In un Paese come il nostro, oltretutto, ciò migliorerebbe la qualità della vita nelle città in cui viviamo, contribuendo a ridurre il forte squilibrio oggi determinato da un uso eccessivo dell’auto.
Occorrerebbe spingere di più sull’acceleratore del mobility management e promuovere sempre più le pratiche che, da qualche anno, si stanno diffondendo nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni italiane.
Non solo i sindacati, ma la stessa Unione Europea punta a incoraggiare il lavoro da remoto, proponendone il ricorso per almeno un giorno alla settimana, oltre agli sconti per i mezzi pubblici, al bike sharing e alle infrastrutture ciclabili.
La diffusione delle buone pratiche può essere favorita, da una parte, dagli amministratori locali, con il coinvolgimento attivo dei Mobility Manager d’area, e, dall’altra, dal legislatore a livello nazionale, con interventi mirati sul piano fiscale.
La normativa fiscale, però, pone ancora troppi paletti e vincoli che potrebbero essere rimossi o modificati attraverso un intervento legislativo volto a eliminare l’attuale margine di incertezza, inserendo espressamente la mobilità sostenibile tra le finalità di utilità sociale di cui all’articolo 100 del TUIR oppure, secondo una soluzione più organica, introducendo nell’articolo 51 dello stesso TUIR una specifica disposizione dedicata alle opere e ai servizi di mobilità sostenibile.
Proviamo a sfruttare questo momento negativo cogliendo comunque, come diceva JFK, delle opportunità che ci faranno stare meglio tutti e da tutti i punti di vista.
Questa fase difficile potrebbe diventare l’occasione per avviare finalmente politiche di mobility management concrete nelle nostre città.
Che lo si chiami appello o che lo si definisca invito, speriamo che sia colto dal Governo, magari già nella prossima legge di stabilità.

